Trenta sport per trenta racconti: con lode!

Un libro di Teodoro Lorenzo tra campi, palestre, storie di vita vissuta e fantasia, tanta fantasia

Il tiro con l’arco l’avrebbe aiutata a superare quella paura; c’era solo da attraversare quella terra di nessuno e poi sarebbe arrivata nella luce sulla punta di una freccia” Teodoro Lorenzo, La Mela d’Argento

di Nando Aruffo

Trenta sport per trenta racconti. Oppure, volendo, trenta racconti per trenta sport: cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. L’antica regola aritmetica è valida anche per questo libro scritto da un calciatore divenuto avvocato il quale già nelle giovanili della Juventus aveva scoperto il piacere della scrittura. Ha partecipato a diversi campionati pro e semiprò: la squadra dove gioca di più è l’Alessandria: quattro campionati in C e tre in D. Il ruolo? Difensore, sempre. Chissà, forse è proprio questa caratteristica che lo porterà a intraprendere prima gli studi di giurisprudenza e poi a ottenere l’abilitazione di avvocato, sfruttando al meglio il tempo libero lasciato dal calcio. Difensore in campo e nelle aule di tribunale.

Non ho conosciuto né il calciatore né l’avvocato: ho però scoperto, con bella soddisfazione, lo scrittore.

Ho trovato interessanti tutti i trenta racconti: per la trama, per la scelta dei personaggi, per l’ambientazione, per lo stile efficace, per la conclusione. Molti ritengono importante l’incipit; Sportopolis ritene che un racconto, per essere scritto veramente bene, dopo il punto finale deve lasciarti lì, con la pagina ancora aperta, a pensare e a ripensare a quello che hai appena terminato di leggere.

Credo di aver capito la struttura di ogni racconto: Lorenzo ha scelto uno sport e lo ha ambientato in una precisa località geografica, poi ha costruito trenta storie di fantasia (credo) ruotando attorno a un argomento non comune e a svariati personaggi, tanti personaggi tutti diversi tra loro.

Mi ha fatto piacere scoprire, per esempio, la scala in do in moto parallelo; l’amigdala che non è un dittatore africano ma una piccolissima parte del cervello, un nucleoide che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura; la pasta argentata che contiene cianuro; l’arteriopatia periferica di Buerger che non è una circonvallazione ma un serio problema cardiaco; la costruzione del bozzolo da parte del baco da seta e l’organizzazione delle formiche rosse che dà il titolo al libro dopo essere stata al centro del capitolo dedicato alla pallanuoto.

Sarà il Giro d’Italia di ciclismo terminato da poco e il Tour de France che inizierà a fine mese a offrire l’ispirazione, sta di fatto che anche questo libro ti porta a effettuare un personalissimo Giro d’Italia in trenta sport scoprendo località dove non andresti mai e che solo il ciclismo, a volte, ti fa scoprire. Lorenzo porta il lettore a scoprire l’insediamento nuragico di Barumini, 1200 abitanti, in Sardegna, in una zona chiamata  Marmilla, uno dei 55 siti italiani presenti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. A Teramo, esistono per davvero Piano della Lenta, Largo Melatini con la Chiesa di Sant’Antonio, la frazione di Poggio Cono, anche la Discesa dei Pompieri che continua a essere chiamata così anche se sono passati dieci anni da quando i Vigili del Fuoco sono stati trasferiti in Via Diaz, in quella Caserma Grue che ha ospitato per anni il CAR (Centro Addestramento Reclute) del Battaglione Alpini L’Aquila della Brigata Julia.

L’avvocato e il calciatore

Teodoro Lorenzo ha scelto con cura i suoi paesi: Filettino, in provincia di Frosinone, con i suoi 1063 metri sul livello del mare il paese del Lazio più in alto; Silandro in provincia di Bolzano; Selvino in provincia di Bergamo; San Gregorio Matese (900 anime) in provincia di Caserta dove ha origine la storia (ci vuole davvero tanta immaginazione a costruire un racconto così) di Isabel tra il quartiere popolare La Boca di Buenos Aires e Roma; poi anche Aosta e Milano, Cortina, il rugby che lega Dublino e Napoli, la canoa che salpa da Verona per approdare in Guinea. C’è la pugliese San Severo con la tristissima storia di Tilde, ragazza unica e coraggiosa.

Nel libro c’è un bel po’ di Torino, dove l’autore è nato, ma non c’è Alessandria dove l’autore ha giocato a calcio per sette anni. Chissà perché, forse se l’è tenuta da parte per un altro libro.

Definisce il tiro con l’arco “sport non convenzionale”; manda a praticare il bob due gemelli emigrati da Napoli in Veneto. A pag 214 scrive che la Giara di Gesturi è “una meravigliosa donna ritrosa per timidezza e per condizione, indifferente agli sguardi dei maschi”. A pag 247 il dottor Gatti ha il “cervello ampiamente sviluppato e il cuore minuscolo e atrofizzato”.

Per ognuna delle trenta storie, l’autore avrebbe potuto anche trarre un racconto intero e forse, se ne avrà voglia, potrebbe riprenderne uno e farlo per davvero. Ha scritto d’estate, perché sostiene che d’estate abbia più tempo. Ho letto che si ispira al “realismo magico” di Gabriel Garcia Marquez e a Pirandello : “La vita o la si vive o la si scrive”. Lui la sta scrivendo: adesso arriva un’altra estate e può allungare la collezione. Lo aspettiamo.

Le formiche rosse, Racconti di sport, Teodoro Lorenzo, Amazon.it, pp. 396, 12 €

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