Nuove vie dal Gran Sasso al Nanga Parbat

Calza gli scarponi e parti. Se hai un compagno porta con te la corda e un paio di chiodiper i punti di sosta ma nulla di più. Io sono già in cammino, preparato a tutto. Anche a tornare indietro nel caso m’incontri con l’impossibile. Non ucciderò il drago; ma se qualcuno vorrà venire con me, proseguiremo assieme verso la vetta, sulle vie che ci sarà dato percorrere senza macchiarci di assassinio.” Reinhold Messner

di Gigi Marchitelli

Potrebbe essere scambiato per un’autobiografia La vita è fredda, ultimo libro dell’alpinista e scrittore abruzzese Giampiero Di Federico. Gli elementi ci sono tutti e l’indice scorre dall’infanzia alle pareti, anche impegnative, del Gran Sasso e della Maiella, negli anni settanta, fino alle imprese internazionali nel Karokorum, in Patagonia, nell’Himalaya negli anni ottanta, fino ad arrivare all’oggi, alle riflessioni su dove stia andando questo povero mondo, così strano e alieno allo spirito di un alpinista.
Ma il libro ha anche l’abbrivio del racconto in prima persona, con la ricchezza delle imprese compiute, ma anche degli incontri, dei pensieri, delle immagini. Partiamo dal titolo, allora. La vita è fredda Giampiero lo prende dritto dritto da un dialogo che riporta nel frontespizio, così:
“La vita è fredda” così mi disse un ragazzo di 21 anni che venne una sera di qualche anno fa al Rocciodromo, la palestra di arrampicata indoor a Sambuceto.
Scalava.
Lo osservavo mentre gli tenevo la corda.
Era un po’ legnoso, “gli passerà con la pratica” mi dicevo.
I giorni successivi venne ancora e così per un paio di mesi.
Era sempre più impacciato e legato nei movimenti. Capii che qualcosa non andava e pensai al peggio. Mi feci coraggio e gli chiesi…
“Sì Giampiero, purtroppo ho una brutta malattia. Mi sto pian piano paralizzando, i miei arti non risponderanno più, i muscoli si irrigidiranno progressivamente. Fra un po’ di tempo non mi vedrai più. Mai più.
Sai, per me la vita è stata fredda…”.
Venne ancora per qualche settimana, poi non più.

Giampiero Di Federico

Ecco, il tono dei racconti di De Federico è questo, semplice e toccante, più attento a trasmettere la sua grande esperienza umana e alpinistica che agli abbellimenti letterari. Ogni capitolo è un racconto a sé e a questo punto non importa se ambientato a Roccamorice o sul Nanga Parbat, se la scalata è in solitaria o con un compagno d’avventure. Anche il racconto della sua impresa più celebre, la scalata di sette ore in solitaria sulla parete Nord Ovest del Gasherbrum I, il 14 luglio 1985, che lo ha consacrato come il più veloce scalatore su una via nuova ad un ottomila e primo italiano ad aver superato un ottomila in giornata, è del tutto antiretorico, incastonato una specie di diario di quella avventurosa estate del 1985.
Racconti di montagna che, uno ad uno, intrecciano un unico racconto, quello della vita straordinaria di un protagonista dell’alpinismo italiano e mondiale, l’abruzzese Giampiero Di Federico.


Giampiero Di FedericoLa vita è fredda, Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2020, pp. 324, 25 €

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