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A Roma è vivo lo sport dei diritti. A Pochos Napoli la quinta edizione del Veni, Vidi, Daje!

Al Centro Sportivo Superga, i Lupi Roma Outsport firmano un’altra pagina di attivismo e fair play. Nel torneo internazionale LGBT+ di calcio a 5 la vera vittoria si gioca fuori dal campo: donazioni record ad Anlaids, Emergency e Lucha y Siesta.

di Cristian Salvatore Miglietta

Roma, 20 aprile 2026 – Lo scorso sabato, al Centro Sportivo Superga “Cisco Collatino” di via dei Gordiani, non sono andati in scena soltanto schemi di futsal o diagonali difensive. La quinta edizione del Veni Vidi Daje! ha ribadito un concetto che a molti sfugge ancora: un pallone, se calciato nella giusta direzione, possiede la forza d’urto di un manifesto politico.

Il rettangolo verde come presidio civile

Sotto la regia dell’ASD Lupi Roma Outsport APS, associazione in prima linea contro ogni forma di discriminazione, il torneo internazionale LGBT+ ha richiamato nella Capitale atleti e realtà associative da ogni dove. Con il patrocinio di CONI Lazio, Municipio V Roma e Lega Nazionale Dilettanti, il manto del Superga è diventato una “zona franca”: nessun fischio discriminatorio, nessuna tossicità da spogliatoio. Solo la fatica condivisa e l’urgenza di dimostrare che l’inclusione non è una concessione, ma un atto di normalità assoluta.

Le voci dal campo durante il calcio d’inizio

Alla presenza del presidente del V Municipio Mauro Caliste, il senso profondo della giornata è stato sintetizzato da Filippo Riniolo, delegato LGBT+ dello stesso Municipio:

«Non siamo qui per chiuderci in un ghetto, ma per aprire una questione politica. In Italia lo stadio è rimasto l’ultimo porto franco dell’insulto. Per rifiutare questa narrazione dovevamo metterci gli scarpini e dimostrare che l’idea eteronormativa del calcio era una sciocchezza da mandare a casa. La democrazia è il fatto che tutte e tutti possono esistere a prescindere da quello che il potere vuole».

Un’emozione condivisa dalla madrina dell’evento, Jasmine Ferrari, che ha dato il calcio d’inizio al torneo:

«Per me essere qui è un dono. Due anni fa avevo paura persino di chi sono oggi, e varcare la soglia di una palestra era un atto faticosissimo. Scoprire il Veni Vidi Daje ha significato trovare uno spazio sicuro dove lo sport non ti fa sentire sbagliata, ma ti restituisce il coraggio di essere te stessa».

Insieme a loro, sono intervenuti Rosario Coco, presidente di GayNet, Luca Di Simoni, il rappresentante della Lega Nazionale Dilettanti. Infine, il vicepresidente dei Lupi Roma Gabriele Mangion, tra gli organizzatori del torneo, ha ricordato come il cambiamento passi anche per le regole, fortemente volute anche dal presidente dei Lupi Emiliano Caccia:

«Ci distinguiamo perché il fair play è regola strutturale. In caso di parità, decide la classifica della correttezza, non la differenza reti. Questa metodologia impone un’attenzione costante al proprio atteggiamento, limando quella tossicità che ancora avvelena il calcio».

Il fischio finale: la coppa Daje a Pochos Napoli e il trionfo della solidarietà

In una competizione dove il fair play detta legge ancor prima del cronometro, l’agonismo ha trovato il suo spazio naturale. A dominare la categoria Spartaco (coppa Daje) è stata la compagine dei Pochos Napoli, capace di un’impresa storica aggiudicandosi sia il primo che il secondo posto. Nella sezione Aridaje, il trionfo è andato all’ASD Smile. Per la categoria Cesare, i riflettori si sono accesi su Revolution Firenze (coppa Daje) e sui padroni di casa dei Lupi Roma (coppa Aridaje).

Oltre ai trofei collettivi, l’eccellenza individuale ha segnato la giornata: Evans Ogbaje (Padova Pride) e Giulia Lisi (Lupe Roma) sono stati eletti migliori giocatori, mentre tra i pali hanno brillato Denis Costa (FC Altaquota) e Christian Mastropietro (Lupi Roma).

Ma la coppa che pesa di più è quella della responsabilità. I vincitori hanno scelto di trasformare il premio in denaro in un salvagente economico reale, destinando i contributi ad Anlaids, Emergency e Lucha y Siesta. Un assist decisivo per chi combatte battaglie quotidiane lontano dai riflettori.

Una rete che fa rumore

Se sabato Roma si è risvegliata più inclusiva, il merito è anche di una rete di partner che ha scelto di metterci la faccia: Spekkio’s, Merulla, Flash Sport, Edoardo Peltrini e l’app Live Bomber hanno dimostrato che il tessuto imprenditoriale e comunicativo può, e deve, essere un alleato prezioso per i diritti. Tra i partner anche il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e lo sponsor Idrotermica 2000 di Cesare Vincenzo, che sono stati ringraziati per il sostegno e i contributi economici all’evento.

I riflettori di Via dei Gordiani si spengono, ma l’eco del Veni Vidi Daje continua a vibrare. Se non c’è spazio per tuttə, non è vero sport. E sabato, a Roma, lo spazio c’era.

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