La variante di Maurensig

Sessantaquattro quadrati. Trentadue pezzi. E un numero quasi infinito di modi per combinarli. Non esistono due partite di scacchi uguali. Ognuna è una sfida unica, giocata su quel quadrato magico che è la scacchiera: quasi un mondo fuori di questo mondo. Gli scacchi sono il gioco più complesso ed enigmatico inventato dall’uomo, quasi uno specchio della vita stessa: dalla mossa di apertura allo scacco matto.

di Gigi Marchitelli

«La mattina di domenica 24 marzo 1946, Alexandre Alekhine, campione del mondo di scacchi, fu trovato senza vita nella sua stanza dell’Hotel do Parque, a Estoril. A dare l’allarme il cameriere al piano incaricato di portargli la prima colazione, il quale, entrato con il carrello delle vivande, vide il maestro adagiato nella solita poltrona: con gli occhi chiusi e la testa reclinata sullo schienale, sembrava addormentato. Al posto della giacca da camera, indossava un cappotto, il braccio sinistro gli pendeva inerte lungo il fianco e tra le dita stringeva un pezzo di carne…».
L’incipit di Teoria delle ombre, romanzo del 2015, ci rappresenta una morte molto diversa da quella del cavaliere Antonius Block, il protagonista di Il settimo sigillo di Ingmar Bergman interpretato da Max von Sydow, che tutti ricordano intento a giocare a scacchi con la morte.
La prima morte, quella del Grande Maestro, quieta e inattesa – ma anche inquietante e, come scoprirà chi legge il romanzo, per nulla semplice da spiegare. La seconda, differita dalla partita a scacchi e piena ancora di avventure e di incontri, fino all’accettazione dell’inevitabile destino.
Chissà a quale è più simile il finale di partita di Paolo Maurensig, avvenuto lo scorso 29 maggio all’età di 78 anni. Leggere il suo destino nella chiave di una partita a scacchi, in ogni caso, gli sarebbe congeniale.

La morte che gioca a scacchi, affresco medievale nella chiesa di Täby (Svezia) che ispirò a Bergman la trama de Il settimo sigillo

Agente di commercio, passò alla letteratura pubblicando nel 1993, all’età di 50 anni, La variante di Lüneburg, una rilettura in forma di romanzo de la Novella degli scacchi, ultimo racconto scritto da Stefan Zweig prima del suicidio, ambientata in un mondo che Zweig aveva appena sfiorato e che costituisce un Moloch del XX secolo: i campi di concentramento. Anche qui la posta in gioco sarà la vita, o la morte, sebbene non quella dei due giocatori.
Ma quello degli scacchi è un tema ricorrente nei romanzi di Maurensig, specie in questi ultimi anni. Nel 2012 esce L’ultima traversa, un racconto lungo ambientato in un villaggio della provincia di Bolzano, alla fine del XIX secolo. Aloiz Bauer è il nuovo, giovane parroco della comunità. Appassionato di scacchi, incontra nella locanda un ex campione tedesco, ne viene battuto e da questa sconfitta nascerà un’ossessione che minerà seriamente il servizio pastorale del giovane, fino all’imprevedibile epilogo.
L’anno seguente pubblica L’arcangelo degli scacchi – vita segreta di Paul Morphy. Abbiamo già accennato a Morphy (1837-1884), il più grande campione che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, superato in fama solo da Bobby Fischer per evidenti ragioni anagrafiche, la cui luminosissima stella brillò per pochissimi anni, consumata poi da una grave depressione e da gravi paranoie. Ma nel suo tour d’Europa, compiuto a soli 21 anni, sconfigge facilmente qualunque avversario e torna dunque in patria vincitore e Campione del Mondo ufficioso. La sua avventura, nel breve lasso di tempo di 18 mesi, si è conclusa. Chi era in realtà Paul Morphy, quali accadimenti spensero la fiamma del suo genio inducendolo ben presto ad abbandonare gli scacchi, quali furono le cause della sua prematura scomparsa?

Teoria delle ombre, come abbiamo visto, è dedicato alla misteriosa morte di Alexandre Alekhine: ma anche Il gioco degli dèi, romanzo del 2019 prende spunto dalla vita di un grande campione del passato, precisamente degli anni ’30. Il chaturanga è l’antenato indiano degli scacchi. Si dice che quando gli uomini sono concentrati su quelle pedine dalle strane forme animali dimentichino tutto, come se dalle loro mosse potesse dipendere la distruzione o la salvezza dell’intero universo. Apprenderne l’arte è un percorso impervio, ma non per Malik Mir Sultan Khan. Gli dèi, o il caso, gli hanno donato un talento naturale che lo porterà in breve tempo a diventare il piú imbattibile scacchista degli anni Trenta. In Europa, sconfisse Capablanca, Rubinstein, Tartakower, ma nel 1933 tornò in India e non si sentì più parlare di lui. Fece il contadino fino alla fine della sua vita e morì di tubercolosi nel 1966.
Maurensig ci ha lasciato molti altri romanzi, tra cui uno che verrà pubblicato postumo nei prossimi mesi e che ha fatto in tempo a finire. Il quartetto Razumovsky è il titolo di questo nuovo libro, in cui torna ad occuparsi di musica ispirandosi in particolare a uno dei quartetti per archi op. 59 composti da Ludwig van Beethoven nel 1805-1806 su commissione del conte Andrej Kirillovič Razumovskij, ambasciatore russo a Vienna. La musica, altro tema prediletto, che era già al centro del suo secondo romanzo, Canone inverso. Insieme a Italo Svevo, Claudio Magris e pochi altri Mauresing rappresentava l’ala italiana della cultura mitteleuropea: è stato direttore del Mittelfest, festival internazionale di cultura della Mitteleuropa e dell’Europa orientale di Cividale del Friuli. 
La sua scrittura asciutta, razionale e sorprendente allo stesso tempo, le sue trame costruite come thriller – come, in fondo, accade di ogni partita a scacchi – ci mancheranno.

I romanzi che Mauresing ha dedicato agli scacchi

Paolo Maurensig
La variante di Lüneburg, ed. Adelphi, pp.158, € 10
L’ultima traversa, ed. Teoria, pp.74, € 12
L’ arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy, ed. Mondadori, pp. 201, € 9,50
Il gioco degli dèi, ed. Einaudi, pp. 145, € 17
Teoria delle ombre, ed. Adelphi, pp.200, € 18

“Mi ricordo che da bambino a volte giocavo a scacchi da solo, passando da una sedia all’altra, da un lato all’altro del tavolino, cercando di estraniarmi da quanto avevo pensato come conduttore dei bianchi per non influenzare l’altro me stesso che giocava con i neri. Alla fine mi chiedevo: in caso di vittoria, quale dei due «io» avrebbe potuto considerarsi vincente. Tutte le partite finivano alla pari, per mia fortuna.” – Paolo Maurensig

“La mia strategia preferita è giocare da entrambe i lati della scacchiera” – Alexandre Alekhine

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