Butterfly a Tokyo

Prima uomini e poi campioni” (Maestro Lucio Zurlo, Boxe Vesuviana)

di Gigi Marchitelli

No, non andiamo all’Opera, Puccini non c’entra nulla. Parliamo invece di Irma Testa e del documentario di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman che ne racconta la storia, Butterfly, appunto.
Irma Testa è stata la prima pugile italiana qualificata per una Olimpiade (Rio de Janeiro, 2016), dove è stata eliminata ai quarti di finale dalla francese Estelle Mosselly, che poi vinse l’oro. In quella occasione è stata anche la più giovane atleta della boxe italiana (aveva 18 anni). È stata poi campionessa europea nella categoria 57 kg nel 2019. Insieme a Angela Carini, Rebecca Nicoli e Giordana Sorrentino rappresenta a Tokyo il pugilato italiano: per la prima volta, infatti, non si sono qualificati alle Olimpiadi pugili nelle categorie maschili.
Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, però, hanno conosciuto Irma prima ancora che andasse a finire in tv e sui giornali per la sua partecipazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e subito hanno capito che la sua era una storia che valeva la pena raccontare: “L’inizio di un progetto ha sempre una fonte diversa,” racconta Kauffman, “questa volta è nato dall’incontro con Irma: non sapevamo esattamente dove sarebbe andata la sua storia, ma sentivamo qualcosa in lei e nel contesto in cui si muoveva che ci attirava. E sapevamo fin dall’inizio che il nostro sarebbe stato comunque un film che seguito Irma anche dopo Rio, qualunque cosa fosse successa alle Olimpiadi.
E infatti Butterfly (Farfalla è il soprannome di Irma, per come si muove sul ring e perché “è difficile da prendere”) è un film nel quale la delusione olimpica di Irma ha un ruolo centrale. “Io mi auguro di vincere più che posso ma so bene che non è sempre facile né possibile,” racconta Irma Testa. “La vittoria, per uno sportivo, è il premio per i sacrifici che ha fatto: stare lontano dalla famiglia, rinunciare al cibo, non uscire, trascurare affetti e amori. Ogni volta che questi sacrifici aumentano ti chiedi se ne varrà la pena: un’atleta è sempre in conflitto. La sconfitta è qualcosa che ti segna perché è come aver perso in un istante tutti quei lunghi anni di sacrifici, e ricominciare dopo una sconfitta richiede molto coraggio. Se nella vita quando vai a sbattere contro un muro, la volta successiva cambi strada, nello sport devi rischiare di andare a sbattere tutte le volte: ma se quel coraggio lo trovi, diventa una parte importante della tua crescita come atleta e come persona.

Irma Testa

La storia: a 14 anni Irma va via di casa, lascia la famiglia, gli amici d’infanzia e la sua Torre Annunziata, nel caldo e caotico clima della provincia di Napoli. Si trasferisce nella molto più tranquilla Assisi perché chiamata in ritiro con la nazionale dalla FPI, la Federazione Pugilistica Italiana. Per quattro anni. Dai 14 ai 18 anni.
Lo sport può essere certamente un modo per tenersi in forma, un bel passatempo, può essere la nostra valvola di sfogo alla fine di una giornata stressante. Altre volte, però, può essere qualcosa di più: capita che diventi la nostra stessa vita. E così è stato per la giovane Irma che già prima dei 14 anni aveva iniziato a combattere da agonista, incominciando a praticare pugilato a 12 anni quasi per emulare sua sorella, Lucia Testa, anche lei iscritta nella palestra del vecchio maestro Lucio Zurlo, conosciuto e amato da tutti in quel di Torre Annunziata anche per l’impegno sociale della sua palestra – come del resto fanno la maggior parte delle palestre di pugilato. Il maestro Lucio, ormai ottantenne, è stato il primo allenatore e l’unica vera figura paterna per Irma e conosce meglio di altri la natura distruttiva delle aspettative nei confronti della giovane campionessa. Maestro di vita oltre che maestro di boxe, dal momento in cui l’arbitro alza il braccio di Irma in segno di vittoria alle qualificazioni olimpiche, sa che la sua vita non sarà più la stessa.
Anni di sacrifici e la partenza per Rio, con enormi aspettative. Irma, invece, torna in Italia  senza  una  medaglia. La  delusione è troppo grande,  le sue certezze sono crollate. La boxe è davvero qualcosa che fa per lei? “Da quella sconfitta ho appreso che non bisogna arrendersi anche se ti sembra di aver preso la strada sbagliata, dalle cadute ti rialzi più forte“.

Ora Irma e le sue compagne rappresentano l’intero pugilato italiano a Tokyo. Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo: noi ci auguriamo una pioggia torrenziale di medaglie.

Butterfly, di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman
Nazione: Italia
Anno: 2018
Genere: biografico, sportivo, drammatico
Durata: 80′
Disponibile su RaiPlay

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