Sogni (e curiosità) olimpici

Sono racconti che ispirano, che esortano a non mollare e a impegnarsi per raggiungere un obiettivo. Lo sport aiuta proprio a mettersi in gioco, a credere in se stessi, a sfidare i propri limiti o le proprie possibilità e a non abbattersi dopo una sconfitta. Con impegno e costanza si può raggiungere il traguardo! Diverse di queste storie mi hanno stupita, perché anche io non le conoscevo”. (Bebe Vio)

di Gigi Marchitelli

Tutte le donne nate in Marocco l’8 agosto 1984 si chiamano Nawal. Per decreto del re. Che cosa è successo quel giorno? In quel giorno, alle Olimpiadi di Los Angeles Nawal el Moutawakel, una velocista che gareggiava sui 400 metri a ostacoli, vinse la prima medaglia d’oro nella storia del Marocco, la prima di una atleta africana, la prima di una donna musulmana.
C’è stato un Paese che ha vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi prima ancora di avere un inno. È lo Zimbabwe che nel 1980 vinse il torneo di hockey su prato femminile con una squadra di casalinghe bianche (che rappresentavano un paese al 90% nero, appena liberatosi del dominio bianco) che praticavano lo sport per diletto ed erano state convocate dalla moglie del neo presidente Mugabe quaranta giorni prima della partenza per Mosca.
Aveva trentadue anni Hélène de Pourtalès quando vinse una regata alle Olimpiadi di Parigi dell’anno 1900. Era parte di un team misto formato da suoi parenti. A metà tra sport e spettacolo, fu la prima Olimpiade a cui poterono partecipare le donne, nonostante l’opposizione di de Coubertin che sosteneva che «con le donne i Giochi saranno antiestetici e inappropriati». Non portò però a casa alcuna medaglia, dato che ancora non venivano consegnate. 

Sono tre delle trentaquattro storie de “L’atlante dei sogni olimpici” del catalano Antonio Padilla, un libro pieno di curiosità e di personaggi non molto noti e che tuttavia meritano un ricordo. O, al contrario, di personaggi molto noti su cui si è fatta confusione, o peggio.
Per esempio, Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie a Berlino 1936 tutti lo ricordano. Pochi sanno che la prima volta che egli dormì nello stesso complesso dei suoi colleghi bianchi fu nella Berlino nazista. Negli Stati Uniti c’era la segregazione, non fu invitato al ricevimento degli atleti alla Casa Bianca, poiché Franklin D. Roosevelt convocò solo gli sportivi bianchi e, quando il sindaco di New York organizzò un galà al Waldolf Astoria in onore dei vincitori di medaglie olimpiche, non poté entrare dalla porta principale e dovette utilizzare con sua madre il montacarichi di servizio. Anche la storia della mancata stretta di mano di Hitler è falsa: certo, il Führer non fu felice del fatto che l’atleta americano battesse i suoi atleti “ariani” in ben quattro specialità (100 e 200 metri, salto in lungo e staffetta 4×100), ma gli porse la mano e quel momento fu immortalato in una fotografia che non fu resa pubblica, perché le autorità di Washington preferirono raccontare che Hitler si era rifiutato di stringere la mano al campione. Solo negli anni ’60 Owens venne invitato di nuovo dal Comitato Olimpico ad eventi ufficiali: nel frattempo aveva sbarcato il lunario come poteva, gareggiando contro cavalli, cani o locomotrici.
Anche la storia di Usain Bolt, l’uomo che non voleva correre ma alla fine salvò l’atletica, merita di essere letta attentamente.
L’Atlante è organizzato per continenti, vi figurano sei atleti o atlete africani, sette americani, sei asiatici, dodici europei e tre dell’Oceania. Per l’Italia, Padilla racconta la storia di Dorando Petri, lo sfortunato maratoneta di Londra 1908, vista da un testimone d’eccezione: Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes.
Non una delle 34 storie raccolte è banale: su alcune ci si potrebbero scrivere romanzi, romanzi sentimentali, spy story, romanzi drammatici. Un po’ tutti i generi, perché davvero le Olimpiadi esaltano la vita nelle sue manifestazioni più estreme e i suoi protagonisti, anche quando non vincono, sono persone incredibili e autentiche.

L’atlante dei sogni olimpici. 34 storie incredibili di campioni e campionesse che non hanno mollato mai, di Toni Padilla, prefazione di Bebe Vio, ed. Rizzoli, 2021, pp. 144, € 19

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