Le Olimpiadi del 1940 e del 1944

Le Olimpiadi del 1940 dovevano svolgersi a Tokyo, ma a causa della guerra Cino-giapponese vennero riassegnate ad Helsinki, in Finlandia e poi, a causa della II Guerra Mondiale, vennero annullate. Le Olimpiadi del 1944 dovevano essere disputate a Londra, ma la guerra era ancora in corso e vennero annullate anch’esse, come era già capitato alla sesta Olimpiade moderna, Berlino 1916. Nelle Olimpiadi antiche i giochi causavano la sospensione delle guerre, in quelle moderne le guerre hanno la priorità. Ma c’è chi non si rassegna…

di Gigi Marchitelli

Il film di cui parlo questa settimana difficilmente lo vedrete. Non è tradotto, non è distribuito, probabilmente è destinato all’oblìo. È un film polacco, del 1979, girato da Andrzej Kotkowski, stretto collaboratore di Andrzej Wajda. L’ho visto, in bassa risoluzione, con l’audio nelle lingue originali, sottotitoli in polacco e doppiaggio polacco – una sola voce monocorde che racconta in polacco i dialoghi sopra i dialoghi veri e propri. Non un granché, ma la storia che racconta è incredibile. Il titolo del film è Olimpiada 40 e la storia è quella dei Giochi olimpici dei prigionieri di guerra internazionali che si tennero nel settembre del 1940 allo Stalag XIII-A di Langwasser, nei pressi di Norimberga, a cui parteciparono prigionieri belgi, francesi, britannici, polacchi, olandesi, jugoslavi e norvegesi.
Non a caso il film è polacco: l’ideatore di questi giochi fu infatti un prigioniero di quella nazionalità, Teodor Niewiadomski, autore poi di un libro, “Le Olimpiadi che non sono mai esistite” su cui si basa il film di Kotkowski.
È il 31 agosto 1940. In un campo di prigionia nazista alla periferia di Norimberga, il paramedico Richard Virion conduce furtivamente sette uomini in una stanza di isolamento dell’ospedale. Sono prigionieri, delegati delle nazioni che prenderanno parte ai giochi segreti il ​​giorno successivo, riuniti per stabilire le regole delle gare. Sulla porta della stanza la scritta: “Attenzione! Ingresso severamente vietato! Tifo”. I tedeschi hanno paura del tifo, quindi nessuno li disturberà.
Queste “Olimpiadi” furono realizzate con molto ingegno e in assoluta segretezza: i tedeschi infatti non approvavano che i prigionieri le organizzassero. Si tenne una cerimonia di apertura, con la presentazione di una bandiera con gli anelli olimpici disegnati a pastello sulla camicia di un prigioniero polacco (ora è esposta nel Museo dello sport e del turismo di Varsavia, insieme ad altri oggetti ed attrezzi utilizzati per quei Giochi), venne composto un inno apposito e ci fu un giuramento che iniziava con le parole: “a nome di tutti gli sportivi i cui stadi sono recintati con filo spinato…”.
Non essendo gare ufficiali, il medagliere risulta piuttosto scarno e lacunoso. Le competizioni erano sei: pallavolo, ciclismo (da fermi), lancio del peso (o della pietra), tiro con l’arco, salto in lungo e “corsa della rana”. Si sa che il tiro con l’arco fu vinto da un soldato francese del Senegal, un belga vinse la gara di ciclismo da fermi realizzata con cyclettes improvvisate, un norvegese vinse il salto in lungo. Niewiadomski stesso vinse l’unica gara realizzata alla luce del sole, la “corsa della rana” – normalmente una punizione assegnata dai carcerieri e perciò non troppo sospetta. Le medaglie erano ovviamente tutte di cartone.
Su Ultimo Uomo Roberto Scarcella ha scritto recentemente un bel racconto di quelle “Olimpiadi”, forse la cosa migliore che si può leggere su di esse.

I Giochi del 1944 furono molto diversi. Intanto, si svolsero nell’Oflag II-C, cioè in un campo di prigionia per ufficiali, vicino alla cittadina tedesca di Woldenberg, oggi Dobiegniew, nella Polonia occidentale. Vi erano rinchiusi circa 6000 ufficiali polacchi, più altri di diversi Paesi. La Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra qui era rispettata, a differenza che in altri campi, e questi Giochi poterono essere realizzati in accordo con le autorità tedesche che forse, viste le sorti della guerra, avevano le loro ragioni politiche per essere così accondiscendenti.
Anche questa volta però l’organizzatore fu un polacco, Arkadiusz Brzezick, tenente della riserva e schermidore, di cui non ho altre notizie salvo che durante i Giochi di Londra del 2012 viveva ancora, all’età di 103 anni. Lo sport, si sa, fa bene alla salute.
La bandiera olimpica questa volta fu realizzata con un lenzuolo e sciarpe colorate fornite dalla Croce Rossa.  La manifestazione si tenne dal 24 luglio al 13 agosto, vi furono 466 partecipanti che organizzarono una sorta di sfilata inaugurale esponendo il vessillo. Erano proibite, per ovvi motivi, le discipline che comprendono armi: scherma, giavellotto, tiro e simili. Non si disputò nemmeno il salto con l’asta, disciplina che poteva fornire idee per la fuga. Gli altri sport dell’atletica leggera invece vennero disputati, come anche molti sport di squadra: calcio, pallamano, pallacanestro. La boxe, dopo qualche tentativo, venne abbandonata: troppo pericoloso far combattere persone denutrite. La qualità della prestazione non era fondamentale. Più decisivo era fare qualcosa per occupare la mente, sentirsi vivi e non impazzire

C’erano però gli scacchi e altre discipline non sportive: pittura, scultura e altre arti. Così usava allora: per i primi quattro decenni di competizione, le Olimpiadi moderne hanno assegnato medaglie ufficiali per la pittura, la scultura, l’architettura, la letteratura e la musica, accanto a quelle per le competizioni atletiche. Dal 1912 al 1952, le giurie hanno assegnato un totale di 151 medaglie a opere originali di belle arti ispirate alle imprese atletiche.
Per celebrare l’evento ci fu anche l’emissione di appositi francobolli dipinti ad acquarello.

Uno degli incontri di boxe al campo di prigionia a Woldenberg, Oflag II-C. 
All’estrema destra si riconosce Kazimierz Laskowski, un ufficiale e schermidore polacco che ha vinto una medaglia di bronzo nella gara di sciabola a squadre alle Olimpiadi del 1928.
Una delle squadre di calcio dei Giochi del 1944, in alta uniforme.

Nel 2012, ispirandosi a questi giochi, la Rai ha prodotto una fiction, “Le Olimpiadi Nascoste”, con Cristiana Capotondi, una narrazione però eccessivamente romanzata, del tutto avulsa dalla storia reale ed anche un po’ melensa. Non vi consiglio proprio di cercarla.

Nel 1940 e nel 1944 i cinque cerchi olimpici rappresentarono un sogno di libertà e di fratellanza per alcuni tra le centinaia di migliaia di prigionieri che in quegli anni sopravvivevano nei campi. E questo non va dimenticato.


Olimpiada 40, di Andrzej Kotkowski
Nazione: Polonia
Anno: 1979
Genere: storico, sportivo, drammatico
Durata: 92′

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