Sostenibilità ambientale e sport: da Salt Lake City al successo di Torino 2006 passando per Atene

di Chiara Aruffo

Nella scorsa puntata, abbiamo parlato delle Olimpiadi di Sydney 2000, le prime ad includere esplicitamente il tema della sostenibilità nella pianificazione dei Giochi. Oggi vediamo come le edizioni seguenti, da Salt Lake City 2002 a Torino 2006 passando per Atene 2004, abbiano continuato su questo percorso.  

Le Olimpiadi invernali del 2002 si tengono a Salt Lake City nello Utah (Stati Uniti), e ancora una volta luci e ombre avvolgono il tema sostenibilità ambientale. L’Utah Olympic Oval, stadio di pattinaggio di velocità costruito per l’occasione, è il primo edificio costruito appositamente per i Giochi Olimpici ad ottenere la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) di “green building”. La quantità di acciaio utilizzata è pari a un terzo di quella normalmente prevista per edifici così grandi. Inoltre, centomila alberi vengono piantati nello Utah e 18 milioni nel mondo nell’ambito di un’iniziativa legata ai Giochi Olimpici. Al pari delle Olimpiadi di Sydney non mancano però le critiche: il budget iniziale previsto per la protezione ambientale subisce un taglio del 75% e sono numerosi gli interventi che provocano danni permanenti all’ambiente. Il trampolino di sci dello Utah Winter Sports Park, costruito demolendo un versante di una montagna, ne è un esempio. Del sistema di trasporto pubblico presentato in occasione della candidatura non rimane alcuna traccia. Il piano finale di accesso alle strutture si base in larga parte sull’utilizzo di vetture private, con il risultato che in corrispondenza dei Giochi si registra un incremento di inquinamento. Com’è possibile allora che gli organizzatori abbiano definito quelle di Salt Lake City “le prime Olimpiadi a emissioni zero”? Facile, l’aumento di emissioni dei Giochi viene nella realtà compensato dai crediti di inquinamento donati dalle industrie della zona. Meccanismo che matematicamente non fa una piega, ma lascia ampi spazi di riflessione in merito.

Utah Olympic Oval
Lo Utah Olympic Oval, primo edificio olimpico ad ottenere la certificazione LEED di green building (Foto doetsreizen.nl)

L’edizione dei Giochi Olimpici del 1994 viene ospitata da Atene. Molti degli impianti costruiti per l’occasione risultano oggi abbandonati, fatto che a posteriori ha dato l’impulso alla costruzione di edifici temporanei per i grandi eventi sportivi in mancanza di piani di sostenibilità futuri. Ma ci sono anche note positive sul lascito dei Giochi: un rinnovato sistema di trasporto pubblico e stradale contribuisce alla diminuzione dei livelli di inquinamento urbani durante e dopo le Olimpiadi. Atene si tinge di verde: più di un milione di arbusti, 290.000 alberi e 11 milioni di piccole piante vengono piantati in città. L’altro lato della medaglia viene a galla in un report del WWF che puntualizza come il rispetto dell’ambiente in realtà non sia mai stato tra le priorità degli organizzatori. Ad esempio, le promesse in materia di utilizzo di energia rinnovabile non sono state mantenute e i pannelli fotovoltaici previsti per il Villaggio Olimpico sono presto spariti dai progetti. Non vuole di certo essere una scusante a quanto avvenuto, ma è interessante notare come il WWF imputi tutto ciò alla mancanza di volontà politica del CIO stesso che di fatto non ha mai esercitato pressioni per far rispettare gli standard ambientali.

Lo stadio olimpico di Atene durante la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici (Foto Dimitra Konstantinou)

Per il primo vero successo ambientale bisogna attendere le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Una stretta collaborazione con l’Unione Europea e il supporto della Regione Piemonte fa sì che i Giochi siano riconosciuti come un esempio di compatibilità ambientale. Il comitato organizzatore di Torino sfrutta al meglio la possibilità di ottenere delle certificazioni internazionali, l’ISO 14001 e il corrispettivo europeo EMAS, grazie ai suoi piani di gestione ambientale. Inoltre, mette in piedi un sistema di appalti ecocompatibili e promuove l’utilizzo del marchio comunitario di qualità ecologico (Ecolabel) nell’ottica del turismo sostenibile. Il programma HECTOR (HEritage Climate TORino) in collaborazione con le Nazioni Unite, permette di stabilire un sistema di compensazione delle emissioni di carbonio durante i Giochi e di organizzare iniziative per sensibilizzare i cittadini. Tra gli episodi negativi legati all’organizzazione dei Giochi: i ritardi nella costruzione delle strutture e il loro rapido deterioramento dovuto alla mancanza di manutenzione e di progetti di riutilizzo.

La pista di bob di Cesana costruita per Torino 2006 (Foto Corriere.it)

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