Maradona e la bellezza che resterà

di Gaetano Borrelli

Caro Salvatore,

proprio qualche giorno fa ti scrivevo della bellezza del calcio e oggi l’interprete principale di quella bellezza è morto a 60 anni in quest’anno bisesto che non vuole finire. I giornali sono pieni delle immagini e dei ricordi di Maradona, anche quelli che in passato avevano sottolineato più la sua vita dissoluta che la grandezza della sua vita sportiva. Con che diritto non si sa e nessuno è tenuto a rispondere. Resta il fatto che l’uso di stupefacenti da parte di Maradona non ha aumentato le sue prestazioni sportive e che la sua eliminazione dal mondiale americano del 1994 è stato un atto il cui scopo era semplice: impedire che l’Argentina vincesse un mondiale su suolo USA considerato quello che El Pibe de Oro aveva detto degli Usa e anche della sua vicinanza a Cuba. L’uso di diuretici non avrebbe per chiunque altro giustificato l’esclusione dal mondiale. Ma vorrei parlarti in generale di quello che Maradona ha rappresentato per il calcio e per intere generazioni di persone che amavano il calcio, perché queste persone tifosi o non tifosi non possono non aver amato Maradona. Parliamo di calcio giocato però. Quante vote Maradona è stato espulso per fallo di reazione? Quante volte ha criticato l’arbitro? Quante volte ha commesso falli di simulazione? Quante volte non è cascato pur avendone ragione e ha continuato a giocare perché lo riteneva possibile? Di fatto Maradona è stato un campione di lealtà sportiva e nulla conta la famosa mano contro l’Inghilterra che avvenne in un periodo storico ben preciso, durante il quale confessare sarebbe stato uno schiaffo ai 1000 ragazzi argentini morti per difendere le Falkland/Malvinas in una assurda guerra provocata da dittatori feroci e condotta senza pietà da una donna non meno feroce di quei generali. Se il calcio si può immedesimare in qualcuno è in Lui che si è immedesimato con una nazione, l’Argentina e con un popolo, quello di Napoli, la sua città. Perché venne a Napoli e non scelse il ricco nord Italia? Per due motivi. Il primo è che la sua indole mal si sarebbe adattata a quei climi. La seconda era che quelli del nord, dopo l’incidente provocato dal macellaio Andoni Goikoetxea, che oggi definiremmo fallo di frustrazione, quelli del Nord non hanno creduto che Maradona si sarebbe ripreso e quindi ritennero che Napoli fosse un buon posto per un mezzo giocatore. Sbagliarono per loro sfortuna ma per fortuna del Napoli. E così permisero una totale simbiosi tra una città e il suo campione, simbiosi che avvenne nel bene e nel male e sono stupidi quelli che dicono ancora oggi che se Maradona fosse andato alla Juve sarebbe stato domato. D’altra parte, nemmeno il Manchester United riuscì a domare George Best, che morì nella stessa data di Maradona che è anche la stessa data di Fidel Castro suo grande amico. Quindi se George Best e Diego Armando Maradona si ritroveranno fatecelo sapere perché di certo qualcosa di bello avverrà. Quindi non criticate Maradona perché come dice, Arthur Schopenhauer: “Ogni genio è un gran fanciullo, già per il suo guardare al mondo come a un che di estraneo. Chi nella vita non resta per qualche verso un fanciullo e diventa invece un uomo serio, sobrio, posato e ragionevole, sarà certo un bravo e utile cittadino di questo mondo, ma un genio non sarà mai.

Ti abbraccio

Cara Maria,

cosa vuoi che dica: concordo in pieno

Ti abbraccio

Uno dei tanti omaggi della città di Napoli a Maradona (Foto: ostilemagazine.com)

Un pensiero su “Maradona e la bellezza che resterà

  • 3 Dicembre 2020 in 01:57
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    Bravo Gaetamo, condivido totalmente le tue considerazioni!

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