La favola di Diamantino

È il calciatore più forte del mondo. È portoghese. È bello. È ricco. È sospettato di nascondere i suoi guadagni al fisco. Ma non è chi pensate voi…

di Gigi Marchitelli

Il più grande calciatore del mondo sbaglia un calcio di rigore negli ultimi minuti di una improbabile finale Portogallo-Svezia ai mondiali di calcio. Poco prima aveva segnato il goal che riapriva i giochi per il Portogallo, ma questo non conta: tutti gli faranno pesare il rigore sbagliato. Durante questi tragici minuti, il padre del calciatore muore d’infarto. Un padre atipico, che gli fa da manager ma gli ripete continuamente: “Che tu vinca o che tu perda, io ti vorrò sempre bene”. Un padre che nella giornata di riposo prima della finale porta il figlio a fare una gita in barca. E insieme scoprono la realtà delle persone che attraversano il Mediterraneo su gommoni o vecchie barche per cercare in Europa una possibilità di vita: migranti, rifugiati, richiedenti asilo. Un mondo che il calciatore nemmeno immaginava.

Gran Premio della Settimana internazionale della critica a Cannes nel 2018, osannato dalla critica, primo lungometraggio di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt, stelle emergenti del cinema queer, questo film non ha avuto molta risonanza tra il grande pubblico. Forse perché questa favola che mescola continuamente elementi fantastici alla cruda realtà porta con sé non pochi elementi di disturbo. Gli elementi della favola, anche se attualizzati, ci sono tutti: Diamantino Matamouros (Carloto Cotta), il calciatore, è il principe (o principessa?). Ci sono le streghe, le due sadiche sorelle gemelle che prenderanno il posto del padre come manager. C’è la regina cattiva, una improbabile primo ministro portoghese sovranista e filo-fascista. E c’è il cavaliere senza macchia e senza paura, Aisha (interpretata da Cleo Tavares) una agente dei servizi segreti che cerca le prove delle frodi fiscali di Diamantino. Ma scoprirà tutt’altro.

Delineiamo meglio i personaggi. Diamantino è un puro e un idiota. Il suo talento è naturale, durante le partite gioca in un mondo fantastico, nuvole rosa dove vivono grandi cuccioli. Denaro, sesso e potere gli sono completamente alieni. Dopo il rigore sbagliato, Diamantino cade nella rete delle sorelle, le gemelle sadiche, e di un complotto dell’estrema destra, che progetta di clonarlo per formare una super nazionale. Ma a questo punto la favola inverte i generi e trasforma il calciatore in una principessa salvata da una giovane guerriera. Aisha. Nei panni di un adolescente migrante, si fa adottare da Diamantino, che desidera dargli una infanzia felice, allo scopo di spiarne i movimenti finanziari e finirà con l’espugnare il castello e dare alla storia il suo lieto fine.
Una storia che, a questo punto, è come un gigantesco frullatore con il potere di accendere all’istante trentasei canali semantici a colori. Manipolazioni genetiche, transumanesimo, crisi dei rifugiati, il calcio come nuova estetica di massa, il culto della celebrità, la sorveglianza globalizzata, i nazionalismi esacerbati, la rimonta delle destre estreme, la satira politica, il capitalismo sfrenato, c’è tutto questo e altro ancora nel film di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt.

Un ibrido? Un pastiche? Senza dubbio, ma quanto più stimolante di melense e politicamente corrette pellicole sulla vita di campioni realmente esistenti, con o senza il codino? Abrantes e Schmidt riescono a fare del sovvertimento surreale delle regole del racconto un grimaldello critico, utilizzando in questo caso un personaggio dal forte valore iconico (chi? scusate, so poco di calcio, proprio non mi viene in mente).

Diamantino (Carloto Cotta) e Aisha (Cleo Tavares)

Diamantino – Il calciatore più forte del mondo di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt
Nazione: Portogallo, Francia, Brasile
Anno: 2018
Genere: fantastico, sportivo
Durata: 96′
Distribuito in Italia sulle piattaforme Chili, iTunes e iWonderfull

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