Football & malaffare

Ed ecco, come promesso, il libro cattivo sul calcio. Molto cattivo, cattivissimo. Ma… un momento! Sarà cattivo il libro o il mondo che descrive?

di Gigi Marchitelli

Come forse sapete, la luna mostra a noi sempre lo stesso volto: poi c’è la sua faccia nascosta, che nessuno vede mai. Gli scienziati ci assicurano che il lato oscuro non è molto diverso da ciò che vediamo, ma questo vale per la luna, non per il calcio.

Qualcuno infatti lo ha raccontato, il lato oscuro del calcio, e oggi non possiamo più dire: «Non lo sapevo». Parliamo di Raffaele Cantone – un importante magistrato che è stato presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione – e Gianluca De Feo – un cronista che si occupa da trent’anni anni di criminalità organizzata, corruzione, traffico d’armi e servizi segreti. Parliamo del loro libro: “Football Clan: perché il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie”.

Iniziamo dalla camorra

L’episodio che apre il libro, nelle parole dello stesso Cantone: «in Europa non è mai accaduto […] né prima né dopo. Un riconoscimento plateale dell’autorità mafiosa, l’omaggio di un team di calcio a un padrino, accusato di decine di omicidi». I protagonisti di questa incredibile vicenda sono il presidente di una squadra di calcio di serie A, un calciatore famoso e un boss della camorra.

«C’è una giornata che Juary non dimenticherà mai. Dopo un mese dal suo sbarco in Italia, il presidente Sibilia lo carica in macchina e lo porta a Napoli, in un’aula di tribunale affollatissima, zeppa di carabinieri armati fino ai denti, dove si celebra il primo maxiprocesso alla camorra. Il patron, tenendo il brasiliano sottobraccio, va fino alla gabbia dei detenuti e bacia tre volte l’uomo rinchiuso tra le sbarre. Poi tira fuori una medaglia d’oro con il lupo irpino, simbolo della squadra. La dà al giocatore perché la consegni al recluso, tra i flash dei fotografi che immortalano la stretta di mano tra Juary e don Raffaele. “Cutolo è un supertifoso dell’Avellino” dichiara compiaciuto il presidente davanti alle telecamere».

Questo episodio, ormai lontano nel tempo segna, per l’autore, il momento in cui le mafie comprendono che il calcio, oltre ai soldi, può offrire anche il potere. Il potere, per esempio, di esercitare un fascino sulle persone meno consapevoli della società. Alla camorra piace ostentare, “mostrarsi” vicina ai nuovi idoli delle folle, i calciatori, perché ciò la rende più visibile, più forte e potente.

Possiamo così comprendere meglio l’assai più famosa foto che ritrae «el pibe de oro», il più grande calciatore di tutti i tempi, con i boss di Forcella. «La sua icona più controversa è una foto scattata a Napoli. In una vasca a forma di conchiglia. Lì c’è tutto il genio e la follia, l’estasi e la perdizione. Diego Armando è con i padroni di Forcella. Accanto a lui c’è Luigi “Lovigino” Giuliano, stessi riccioli, sguardo malandrino e fama di sciupa femmine…». La foto è del 1986 ma nulla succede e non ci sono conseguenze. Molti anni dopo, lo stesso boss ritratto nella foto, ha svelato agl’inquirenti notizie che hanno permesso di scoprire i delinquenti che si celavano dietro lo scandalo noto come Calciopoli. Anni di silenzio e omertà hanno certo favorito il prosperare del malaffare e garantito l’impunità a chi si arricchiva, illecitamente, sfruttando il mondo dorato del pallone.

Calcio e malaffare

Il malaffare legato al calcio, come spiega Raffaele Cantone, non riguarda però una sola regione o soltanto una mafia, ma riguarda l’intero movimento, dalla serie A fino alle categorie inferiori, e tutte le mafie. Riguarda la gestione del tifo di alcune curve così come il mondo delle scommesse in relazione alle partite truccate. La costruzione di nuovi stadi, la gestione degli stessi e la speculazione edilizia che si realizzerà nelle aree attigue. Tutto ciò che è business, potere, visibilità. Le curve degli ultrà diventano un pozzo dal quale attingere una nuova manovalanza che aiuti i clan nel tenere sotto controllo il territorio, mentre i boss accrescono il loro consenso facendosi immortalare in compagnia dei calciatori, idoli dei tifosi.

Le pagine di questo libro risultano essere molto indigeste per chi ama il calcio e i suoi protagonisti, per chi si emoziona per un goal all’ultimo minuto o per chi piange per la vittoria di uno scudetto o di una coppa internazionale da parte della sua squadra del cuore. Sono pagine dure, spietate che raccontano una verità di malaffare nota ai più e che le autorità preposte non sempre riescono a contrastare con efficacia.


Insieme alla denuncia Raffaele Cantone propone però alcuni interventi che potrebbero anche invertire la rotta e curare il malato «prima che il morbo si aggravi e diventi insanabile». Un decalogo che vi proponiamo qui in forma sintetica e che potrete approfondire nelle conclusioni del libro.

Un decalogo per venirne fuori

1. Controllare l’industria dell’azzardo;
2. Vietare le scommesse criminogene;
3. Evitare la confusione tra scommesse e sport;
4. Vietare i conflitti d’interesse;
5. Rafforzare il sistema della repressione penale creando speciali unità investigative;
6. Istituire un coordinamento internazionale;
7. Riformare la giustizia sportiva;
8. Potenziare la lotta alle contraffazioni;
9. Tenere lontani dai campi i tifosi violenti o vicini alle mafie; 
10. Costruire nuovi stadi e affidarli alle società.

Dieci considerazioni che possono aiutare il calcio e chi lo gestisce a uscire fuori dal tunnel in cui si è infilato e dal quale sembra non essere in grado di uscire con le proprie forze. In questo senso il lavoro di Cantone e Di Feo può essere paragonato al salvagente lanciato a un naufrago solo in mezzo al mare. Quel naufrago è la società italiana che abbiamo costruito, incapace di riformare se stessa, ma in grado di ripetere all’infinito gli stessi errori.

“Una volta il nostro era il campionato più bello del mondo, perché non può tornare a esserlo? Magari diventando anche il più pulito, con uno scatto di orgoglio e dignità.”

Raffaele Cantone, Gianluca Di Feo: “Football clan: Perchè il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie”, edizioni Rizzoli, 2014, pp. 295, € 11

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