Attenzione! Streghe olimpiche a oriente

Donne capaci di fare tanti sacrifici, di lavorare molto per essere le migliori” (da una intervista al regista, Julien Faraut)

di Gigi Marchitelli

Attack N° 1 (Mimì e la nazionale della pallavolo), 1968, della disegnatrice Chikako Urano. Sign wa V!, 1969. Sempre di Chikako Urano, del 1976, Shin Attack n° 1, da cui l’omonimo manga di Kanon Ozawa del 2005. Attacker YOU! (Mila e Shiro due cuori nella pallavolo), 1984. Haikyu!! – L’asso del volley, 2011, di Haruichi Furudate. Ma potrei citarne molti altri. Sono circa una trentina i manga giapponesi dedicati alla pallavolo e molti di essi si sono trasformati in serie anime per la televisione.
Da dove nasce questa passione per la pallavolo degli artisti giapponesi? Ce lo rivela un regista francese, Julien Faraut, con un bel documentario uscito lo scorso anno: Les Sorcières de l’Orient (The Witches of the Orient). È il suo secondo film documentario, ma appena possibile vi renderò conto anche del primo film, dedicato a John McEnroe (John McEnroe, l’impero della perfezione). Senza dimenticare la rilettura di Chris Marker e del suo documentario sui giochi olimpici di Helsinki 1952 o Paris jeux t’aime (2004) che ripercorre i Giochi Olimpici del 1924 a Parigi. Insomma, per noi un regista da seguire. Del resto, Faraut dal 2002 e per quindici anni è stato responsabile della raccolta di film e regista presso l’Institut National du Sport de l’Expertise et de la Performance (Insep). Ha dalla sua le fonti, ma poi se le gioca proprio bene, a giudicare dal risultato.

Ma andiamo al documentario e cerchiamo di capire il legame tra i manga giapponesi e la pallavolo. Alcune composte, anziane signore orientali si ritrovano dopo molto tempo, mangiano insieme e chiacchierano, mentre la macchina da presa le segue. Sono alcune delle ex titolari di una leggendaria squadra di pallavolo, la formazione giapponese Nichibo Kaizuka. Una compagine nata negli anni ’50 in una fabbrica tessile nei pressi di Osaka, passata al professionismo grazie a un allenatore ex militare e iperintransigente, Hirofumi Daimatsu “il diavolo”, e alla volontà di ferro delle giocatrici. Racconta Faraut: “È dalla loro storia che è stata costruita la tela archetipica degli anime sportivi: la glorificazione dello spirito di squadra, il rigore dell’allenamento, l’arma segreta che utilizzavano per ottenere la vittoria finale. I registi di Attack N°1 devono aver guardato il filmato d’archivio delle streghe. Le scale di ripresa, l’inquadratura, la composizione dei fotogrammi delle immagini d’archivio e quella animata sono molto simili […]”. Dal 1960 al 1966, le ragazze della squadra di pallavolo della fabbrica Nichibo Kaizuka, così forti da essere state anche la nazionale giapponese, stabilirono una serie di vittorie fenomenale, un record ancora da battere: 258 vittorie consecutive. È questa straordinaria avventura collettiva, simbolo di un Paese in ricostruzione, che Julien Faraut riporta alla luce.

Il soprannome “streghe d’Oriente” è stato affibbiato loro dalle principali avversarie, le sovietiche, contro le quali vinsero sia a Mosca nel 1962, aggiudicandosi il titolo mondiale, che nel 1964 alle Olimpiadi di Tokyo, dove per la prima volta quella disciplina di squadra entrò ufficialmente. Nel 1960, ai Mondiali che si tennero in Brasile, le giapponesi furono sconfitte dalle sovietiche in finale e questa sfida andò avanti fino al 1978 con questo risultato: tre titoli al Giappone, due all’Unione Sovietica, uno a Cuba. Poi arrivarono le cinesi, le statunitensi e finalmente le italiane.
È grazie al fatto che i filmati originali delle loro prodezze sono stati depositati all’archivio INSEP (Istituto Nazionale dello Sport di Parigi) che loro storia è riemersa dalle teche televisive; e loro stesse, rintracciate e riprese negli ambiti a loro più familiari, hanno potuto raccontare direttamente e per la prima volta la loro singolare esperienza.

Il cinema di Faraut mescola teoria e pratica, biopic e racconto corale, storico, sociologico, pescando a piene mani dalle ampie possibilità offerte dal linguaggio cinematografico, tra documentario, finzione, sperimentazione. Un insperato incontro tra la settima arte, anche nelle sue declinazioni animate, e la pratica sportiva più elevata, i gesti tecnici sublimi, le imprese memorabili. Faraut scandaglia i micro\macrocosmi della pallavolo, disseziona volée e schiacciate, rullate e palle corte; osserva da vicino le donne/atlete, il loro contesto, le dinamiche della preparazione atletica, psicologica; riporta il gesto sportivo al suo status spesso disconosciuto di espressione artistica, di capolavoro vivo e pulsante. E, con precisione certosina, trova la chiave di lettura di uno sport, di un’epoca sportiva, in un gesto preciso e nella sua ossessiva ripetizione – la ripetizione infinita, nel suo tendere alla perfezione, è l’unica via percorribile per gli atleti: migliaia di bagher, di passanti, di partenze dai blocchi, nella speranza di raggiungere la massima efficienza possibile.

Tra ralenti e sovrimpressioni, nostalgiche tavole rotonde e pellicole in 16mm, Faraut coglie l’essenza delle “streghe” del Sol Levante e del loro mitologico allenatore Hirofumi Daimatsu, padre padrone dai metodi militareschi e dal cuore buono: la difesa, la sua disperata applicazione, come arma di logoramento delle più massicce avversarie (le russe, ovviamente) e la rullata (kaiten reshību) come gesto distintivo e metaforico. Non il tuffo, più potente e forse spettacolare, ma un movimento che consente in un gesto fluido e circolare di essere nuovamente in posizione di difesa, per rispondere a un altro attacco, e poi un altro, un altro, un altro. Les sorcières de l’Orient è un pozzo senza fondo di suggestioni, ricordi, intuizioni, di storia e tecnica dello sport e del cinema.
Peccato che tutto questo non sia disponibile almeno con i sottotitoli in italiano. Potete trovarlo in lingua originale (giapponese con sottotitoli in francese) oppure con sottotitoli in inglese.

TRAMA

“Le streghe d’Oriente” è l’espressione usata per riferirsi alle pallavoliste della nazionale giapponese che vinsero i mondiali del 1962 a Mosca e la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Tokyo nel 1964. Le ragazze avevano iniziato a giocare quasi per caso ritrovandosi come compagne nella squadra di una fabbrica tessile. Dal nulla, seppero collezionare l’imbattibile record di 258 vittorie consecutive, ispirando i personaggi di manga e cartoni animati. Con un mix di immagini, dall’anime Mimì e la nazionale di pallavolo ai filmati d’archivio, il regista Julien Faraut ricostruisce la loro storia.

Les Sorcières de l’Orient, di Julien Faraut
Titolo originale: Le sommet des dieux
Produzione:  William Jehannin per UFO Production (che al momento vende anche il film) in associazione con l’INSEP (Institut National du Sport, de l’Expertise et de la Performance)
Nazione: Francia
Anno: 2021
Genere: documentario, sportivo
Durata: 100′
Non ancora distribuito in Italia

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