Pollini, i canestri della felicità

Catarina Pollini, personaggio storico del basket italiano, è stata inserita dalla Federazione Italiana Pallacanestro tra le figure rappresentative per le celebrazioni dei 100 anni del movimento. L’abbiamo intervistata e la ringraziamo per la disponibilità.

di Chiara Aruffo

FIP 100 anni
La locandina commemorativa dei 100 anni della Federazione Italiana Pallacanestro. Catarina Pollini è al centro della foto: in bianco e nero (foto FIP)
  • Signora Pollini, la Federazione Italiana Pallacanestro l’ha inserita tra le sette figure più rappresentative nel poster dei suoi 100 anni. Si è meravigliata? Perché, secondo lei, la FIP l’ha eletta tra i personaggi dei cento anni della pallacanestro italiana? E il fatto di essere al centro della pagina e anche l’unica in bianco e nero è stato un altro elemento di sorpresa?

Non  posso parlare di meraviglia, ma posso dire che mi ha fatto grande piacere. Non credo sia stato semplice scegliere i/le rappresentanti per questi primi 100 anni. Per quanto mi riguarda credo che il mio curriculum sportivo sia abbastanza “interessante”… Al centro e in bianco e nero? Voglio pensare che sia stata una scelta per un bell’ “effetto fotografico”.

  • In campo femminile italiano, onestamente, nessuna come lei: basti pensare al duplice record delle 252 partite segnando 3.903 punti con 15,48 media di punti per partita. Sono passati 11 anni da quando ha smesso di giocare: perché è impossibile migliorare i suoi numeri? Cecilia Zandalasini nel poster con lei è la sua erede attuale? Le due giovani promesse Matilde Villa e Carlotta Zanardi potrebbero essere le Pollini del futuro?

Ho iniziato con la nazionale maggiore molto presto e fin dagli inizi giocavo minuti importanti. Sono stata anche fortunata con gli infortuni, praticamente non ho mai saltato un’estate, forse qualche raduno, ma mai un’estate intera. Spero vivamente che Cecilia, Matilde e Carlotta possano seguire le mie orme e fare grandi cose. Cecilia ha già dimostrato che con il suo grande talento può arrivare veramente in alto, Matilde e Carlotta le conosco meno, mi darò da fare per seguirle di più.

  • E’ passato quasi un quarto di secolo (23 anni) da quando nel 1998 lei intraprese una coraggiosa (per quei tempi) ed estenuante battaglia legale contro la FIP e la sua società italiana di club, la Comense, affinché le fosse riconosciuta la qualifica di professionista nel basket femminile. Aveva tutti contro, subì una squalifica che le fu tolta dal Ministero del Lavoro e tornò in campo. Quella disputa giudiziaria durò 10 anni, si concluse soltanto a marzo 2008 con una sentenza del Consiglio di Stato che le diede ragione. Nel frattempo lei si batté anche per l’introduzione dello svincolo. Fu un’antesignana delle pari opportunità.

Quella fu una battaglia “sacrosanta” dove anche il Ministero per le Pari Opportunità mi si affiancò. Quindi sì, antesignana delle pari opportunità.

  • La FIP sotto la presidenza di Gianni Petrucci l’ha inserita nella “Hall of fame” nel 2013: per lei è stata una bella rivincita dopo le controversie legali?

Non l’ho considerata una rivincita ma un inserimento “naturale” da parte della FIP.

  • Che effetto le ha fatto sentirsi chiamare Zarina, ritenne fosse un appellativo appropriato?

Un bell’effetto, una scelta azzeccata.

  • Due partecipazioni ai Giochi Olimpici, due ai Mondiali, anche capitano della Nazionale, prima italiana a giocare nella WNBA (Women’s National Basketball Association) la lega professionistica di pallacanestro femminile degli Stati Uniti di America e la prima ad aver vinto un anello (vincere il campionato): qual è stata la gioia più grande?

Credo che partecipare ai Giochi Olimpici di Barcellona ‘92, anche se entrammo per la porta di servizio fu la gioia più grande.

  • E la sconfitta più cocente?

Eh… Ce ne sono state parecchie…

  • Sua figlia Alessandra è cresciuta naturalmente tra casa, scuola e campo da basket poi ha scelto altre strade: le dispiace non abbia seguito le sue orme?

Mi sarebbe piaciuto, sì. Però ha fatto tante altre cose in maniera eccellente e ho capito che ogni persona deve seguire la sua strada.

  • Una domanda alla quale può non rispondere: com’è stato il suo rapporto con i giornalisti da atleta e com’è adesso da dirigente?

Sempre di poche parole.

  • Il suo ricordo più bello da: atleta, dirigente, mamma.

Come atleta, la vittoria della Coppa Campioni 1983 a Mestre (la partita era Zolu Vicenza-Agon Düsseldorf). Da dirigente, credo la promozione con l’Ensino Lugo dalla A2 alla A1 nel 2018. Da mamma, banale… La nascita di mia figlia e di mio nipote.

  • A Pordenone (e non a Vicenza, a Schio, a Cesena, a Como) l’hanno nominata presidente onorario del club cestistico Nuovo Basket 2000: perché?

Durante la battaglia per lo svincolo ci sono state varie persone che mi hanno dato una mano. Una di queste, l’avvocato Moro, persona illuminata e molto partecipe, era nella dirigenza del Club Nuovo Basket 2000. Da lì la proposta e la successiva nomina a presidente onorario.

  • Dal Duemila lei vive in Spagna: perché scelse Lugo in Galizia e non Viterbo che pure l’aveva contattata? In questi ultimi anni ha ricevuto proposte da qualche società italiana (o anche dalla federazione)?

La scelta di Lugo fu casuale. Certo: volevo fare un’esperienza diversa e provare in un campionato estero mi era sembrata una cosa interessante. Qualche proposta dall’Italia l’ho ricevuta, sì. Per ora preferisco rimanere in Spagna anche se un domani chissà… C’è una persona che mi sta facendo un buon filo…

  • Dalla Spagna come vede la pallacanestro italiana?

Seguo un po’ i risultati. Ho guardato le qualificazioni delle azzurre, mi è piaciuta la squadra, spero riescano a fare bene anche all’Europeo dove l’asticella si alzerà parecchio.

  • Oltre ai successi nel basket, lei si è cimentata anche in altre imprese sportive, seppur non agonistiche: per esempio l’esperienza in bicicletta negli Stati Uniti con Sergio Ghisleni, suo compagno di vita dal ‘92 : senza sport non sa stare.

Erano altri tempi, allora la forma fisica mi consentiva di spaziare dalla bici allo sci. Oggi non sono più così attiva, mi piace camminare ma spesso i miei piedi si lamentano. Troppi chilometri e troppi salti nelle loro scarpe…

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