Pantani, l’ultima tappa

Colpendo Pantani, che è il massimo rappresentante del ciclismo in questo momento, si mette in discussione uno sport intero”. Claudio Ferretti al “Processo alla tappa”, 5 giugno 1999

di Gigi Marchitelli

L’altimetria del Giro d’Italia, quest’anno, sembra ben prestarsi alle ambizioni degli scalatori. Perché nei quasi 3.500 chilometri di percorso, che sta attraversando in tutto 13 regioni, ci sono quasi 50 mila metri di dislivello e otto arrivi in salita. Non ci sarà però, come non c’è da quasi vent’anni, uno dei più forti ciclisti in montagna di tutti i tempi, uno scalatore puro capace di dare al “Giro” il 54% di share televisivo grazie ai suoi scatti in salita, alle sue capacità di recupero, alle sue discese. Non ci sarà una tappa a Madonna di Campiglio, com’era accaduto il 5 giugno 1999. Quella è stata, in qualche modo, l’ultima tappa.

Un luogo e una data che sono la chiave degli eventi ricostruiti dal film di Domenico Ciolfi Il caso Pantani – L’omicidio di un campione. Un’opera prima chiaramente a tesi, come dichiara il sottotitolo, che ripercorre la tragica – e tutt’ora piuttosto misteriosa – fine del campione romagnolo Marco Pantani fissando tre momenti e tre luoghi precisi della sua storia.
Nonostante la vicenda raccontata copra meno di cinque anni – dal 5 giugno 1999, quando è stato sospeso dalle gare, al 14 febbraio 2004, giorno della sua morte – la scelta del regista è stata quella di far interpretare il ruolo di Pantani a tre attori diversi: Brenno Placido è lo scontroso campione che sta per essere messo fuori dal ciclismo a Madonna di Campiglio nel giugno del 1999, Marco Palvetti è lo smarrito che non si dà pace per essere stato vittima di un imbroglio e che non riesce più a trovare una bussola esistenziale, a Cesenatico. Infine Fabrizio Rongione che interpreta il campione nell’ultimo giorno, nel tragico epilogo in un residence di Rimini nel 2004. Poi, ancora, c’è Marco Pantani, lui per davvero, in diversi spezzoni di filmati dell’epoca: gare, interviste. Una scelta che forse vorrebbe restituire la complessità emotiva del personaggio, sanguigno, vitale, testardo, ma anche fragile nella sua difficoltà di costruire rapporti umani, e le diverse situazioni esistenziali in cui Pantani venne a trovarsi, ma che non convince fino in fondo e risulta, nel montaggio complessivo, estraniante.
A legare tutta la storia c’è l’avvocato Antonio de Rensis, interpretato da Francesco Pannofino, che indaga per conto della famiglia – che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio –  e accumula una serie impressionante di contraddizioni e anomalie, studiando i faldoni delle indagini e quelli relativi al processo. 

Un anno di stop, assediato da giornalisti e tifosi, poi un accenno di ripresa, poco convinta e poco convincente, tre Giri d’Italia sottotono e uno ormai tardivo, chiuso comunque al quattordicesimo posto, un Tour in cui credeva e che invece andò male, qualche altra gara, molte rinunce, molto smarrimento, depressione, prostrazione morale, alcool e l’ingresso della cocaina nella sua vita. Ecco cosa succede dopo.


Che cosa è veramente accaduto il 14 febbraio 2004, giorno di San Valentino, al residence Le Rose di Rimini, la sera in cui morì Pantani? Il film di Ciolfi – che è una ricostruzione artistica, non giudiziaria – presenta una sua linea precisa. Due sono i grandi problemi dello sport professionistico: il doping e le scommesse, specie quelle clandestine gestite dalla criminalità organizzata. Pantani è stato messo in mezzo, il doping è stato il trucco utilizzato per deviare l’attenzione del grande pubblico dalla vera questione, le scommesse. E in questo meccanismo un grande campione, Marco Pantani, è rimasto stritolato. Ma, al di là di questo, il film ha il pregio di presentarci tutte insieme le anomalie di questa strana morte. I buchi nelle indagini, per esempio. Ci racconta che non furono mai prese le impronte digitali nella stanza; che c’erano degli indumenti di Pantani che lui non si era portato dietro da Milano in quei cinque giorni al Residence, dove era arrivato senza valigia, senza niente; che c’erano degli avanzi di cibo di un ristorante cinese, un cibo che lui, asserragliato in quella stanza da cui non era mai uscito, non aveva ordinato alla reception; che aveva chiesto aiuto alla reception poche ore prima di morire, e per ben due volte, angosciato, “che chiamassero i carabinieri”, che c’era gente che lo disturbava; e mi fermo qui, ma ce ne sono ancora altre di anomalie e di fatti inspiegati.

Non sappiamo cosa veramente è successo, e chissà se mai davvero lo sapremo, data l’imperizia e la trascuratezza di come furono condotte le indagini. Sappiamo per certo che con questa sporca storia abbiamo perso un grande, grande campione che molto ancora avrebbe potuto dare al ciclismo.

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione di Domenico Ciolfi
Nazione: Italia
Anno: 2020
Genere: docufilm
Durata: 150′
Distribuito in Italia nei cinema nell’ottobre 2020, ora disponibile in dvd

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