Kabaddi: uno sport davvero per tutti

di Emanuele Di Casola

È una delle attività sportive più amate in molte regioni dell’India, Iran e Pakistan; ma ha un buon bacino d’utenza anche tra gli immigrati in Italia  

Fonte: Wikimedia Commons

Non si ferma il viaggio tra gli sport più strani e particolari al mondo. 

Qualche giorno fa abbiamo parlato del Buzkashi, lo sport nazionale in alcuni paesi dell’Asia Centrale, che consiste nel contendersi – a cavallo – la carcassa di una capra.

Ci spostiamo in India, popolazione di oltre un miliardo di persone e moltissime culture diverse. Associando lo sport all’India si pensa immediatamente al cricket, sport inventato in Inghilterra ed esportato in Asia nell’epoca del colonialismo. Il cricket – e gli altri sport di origine anglosassone praticati in India come il polo e il tennis – sono sport appassionanti ma non godono di quel fascino primordiale del Kabaddi.

Il Kabaddi è uno sport popolarissimo in India (in particolare in alcune regioni come il Punjab) oltre che in Iran e Pakistan. Meno elaborato del Buzkashi, il Kabaddi si gioca in squadre che possono arrivare fino a 30 giocatori e ha regole semplicissime. 

Non essendo necessari né una palla né un campo, il kabaddi rappresenta lo sport dei cittadini più poveri – in una nazione dove l’attività sportiva è di solito praticata dalle classi più agiate della società. 

Uno sport per tutti 

Partita di Kabaddi In Iran. Fonte: Wikimedia Commons

Anche nel kabaddi – come già appurato per il buzkashi – un briciolo di violenza è sempre presente. Le regole del gioco sono tra le più semplici in assoluto e anche molto variabili a seconda del tipo di Kabaddi e delle circostanze in cui si organizza una partita. 

Per analizzare nello specifico questo sport partiamo dal nome, che richiama la parte fondamentale del gioco. Kabaddi vuol dire “trattenere il respiro”, ed è ciò che deve fare un giocatore quando entra nell’area occupata dai difensori per acquisire punti. In realtà, la versione più moderna si limita a dare un tempo massimo di durata dell’attacco (30 secondi), senza costringere i giocatori a non respirare.

Una volta nel campo – dove si dispongono i difensori – il giocatore in fase offensiva, per accumulare punti, deve toccare un giocatore avversario e tornare nel proprio campo entro i 30 secondi. L’azione difensiva sta nell’impedire all’attaccante, attraverso placcaggi, di tornare nella propria area nel tempo prestabilito.

Le versioni più elaborate del gioco prevedono molte più regole: ad esempio, possono essere accumulati punti attraverso la rottura delle formazioni difensive o lottando con gli altri giocatori.

Il Kabaddi in Italia

Da un colloquio che ho avuto con Gurdev, un immigrato di nazionalità indiana, è emerso che anche in Italia il Kabaddi è molto praticato. Solitamente, si affittano campi da calcio o calcetto in erba per organizzare tornei, nonostante in India il kabaddi si pratichi prevalentemente sulla terra battuta.

La pagina Facebook Kabaddi Italy 001 conta 137 mila follower, e domenica 5 giugno si è disputata la Kabaddi cup a Sant’Andrea di Pasiano, un comune in Provincia di Pordenone.

In Punjab – ricorda Gurdev – il kabaddi è lo sport che piace di più, si tramanda di padre in figlio ed è di gran lunga il più popolare: “Era lo sport preferito da mio padre, che a sua volta lo aveva appreso da mio nonno. Essendo molto poveri, si divertivano con i pochi mezzi a disposizione”. Nelle versioni giocate nelle aree rurali i componenti delle squadre non superano i cinque, rendendo facile organizzare un match. Il Kabaddi, chiude Gurdev, è tuttavia uno sport molto violento, e ciò rende molto frequente il rischio di incorrere in infortuni anche gravi.

Dante foto principale: Wikimedia Commons

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