Intervista a Roberto Saini, responsabile Ambiente di Torino 2006

di Chiara Aruffo

Nell’ambito dello speciale Sport e Sostenibilità abbiamo avuto il piacere di parlare con Roberto Saini, responsabile Ambiente di Torino 2006 e oggi docente a contratto presso il Dipartimento Scienze della Vita dell’Università di Torino dove tiene il corso di “Pianificazione e Gestione dell’Ambiente”.

Il sig. Roberto Saini, responsabile Ambiente di Torino 2006
  • La ringraziamo per averci accordato questa intervista. Lei è stato il responsabile Ambiente di Torino 2006, quante persone hanno lavorato con lei al progetto?

La squadra del settore Ambiente era composta da 25 persone, un team piccolo se si pensa che più di 3000 persone erano impegnate nell’organizzazione dei Giochi Invernali. A questo proposito, voglio ricordare e menzionare i miei più stretti collaboratori, Ugo Pretato e Paolo Revellino, che sono stati fondamentali per la riuscita del progetto.

  • Le Olimpiadi di Torino 2006 sono state riconosciute universalmente come un grande successo dal punto di vista ambientale, grazie anche alla collaborazione e al sostegno di Unione Europea e Nazioni Unite. Si parla invece poco del ruolo del CIO sulla questione, c’è stato un coinvolgimento anche da parte loro?

Il rapporto con il CIO si può classificare come rapporto interno, per questo motivo è spesso passato in secondo piano nei report ufficiali. Qualsiasi Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici è direttamente sotto il controllo del CIO: i contatti comunicativi e il supporto sono stati costanti. In particolare, per il settore Ambiente, il nostro tramite col CIO era Olav Myrholt, esperto ambientale in seno al CIO, un norvegese che aveva già lavorato alla programmazione delle Olimpiadi di Lillehammer nel 1994 e la cui esperienza è stata di grande aiuto. Per quanto riguarda i rapporti esterni, avevamo un filo diretto con l’Unione Europea anche per via dei programmi che sono stati intrapresi insieme e per la vicinanza geografica di Bruxelles. Con l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) che ha invece sede a Nairobi, i contatti sono stati evidentemente più saltuari, ma comunque costanti.

  • Il progetto HECTOR (HEritage Climate TORino) aveva l’obiettivo di compensare le emissioni di carbonio prodotte durante i Giochi e di sensibilizzare i cittadini sul tema. Ci può dire di più riguardo ai risultati ottenuti e sulle iniziative intraprese con la cittadinanza?

Un grande evento come sono stati i Giochi Invernali di Torino 2006 produce per forza di cose emissioni di gas serra, che hanno un’influenza sul sistema climatico. Per questo motivo ci siamo mossi nell’ambito del Protocollo di Kyoto, ratificato nel 2005, e come prima cosa abbiamo calcolato le emissioni che sarebbero state generate da Olimpiadi e Paralimpiadi. Il totale ammontava a circa 130.000 tonnellate di CO2 equivalente, e abbiamo quindi stabilito un programma di compensazione di tali emissioni. Premetto che non è facile quantificare esattamente i risultati del sistema di compensazione, ma molti interventi compensativi sono stati certamente compiuti. La riforestazione, nell’ambito dei programmi dell’Unione Europea, è tra questi ed è un progetto che va avanti tutt’oggi. Sul tema energetico, sono stati compiuti interventi strategici per un valore di 3 milioni di euro grazie a un bando emanato dalla Regione Piemonte che ha da subito aderito al progetto HECTOR.

  • Si parla spesso del grande successo di Torino 2006 in tema ambientale, ci sono invece delle cose che – a posteriori – sarebbero potute andare meglio in quest’ambito?

Nel nostro piccolo abbiamo vinto alcune battaglie, ma non posso negare che ci sia stata qualche ricaduta negativa. La pecca più grande dal punto di vista della sostenibilità è stata certamente la costruzione dell’impianto di Bob a Cesana. La Direzione Ambiente del Comitato Organizzatore ha sul punto sollevato alcune perplessità a riguardo e infatti era stato proposto di valutare lo spostamento delle gare ad Albertville, oltre il confine, ma abbiamo ricevuto una netta risposta negativa da parte del governo del tempo. La decisione è stata quindi prettamente politica. Purtroppo, la storia ha poi dimostrato che è un impianto che non ha lasciato nessun tipo di eredità, neanche in termini sportivi. È una cattedrale nel deserto che ha lasciato una ferita aperta sul territorio sia sotto il profilo prettamente ambientale, sia sotto il profilo paesaggistico. Un’altra opera che inizialmente era stata valutata negativamente sono i trampolini di salto con gli sci a Pragelato. Rispetto al primo progetto presentato, la realizzazione finale ha avuto un impatto molto ridotto, con un inserimento ambientale sostenibile, grazie alla Valutazione di Impatto Ambientale effettuata nell’ambito delle procedure di Valutazione Ambientale Strategica messa in atto sotto il controllo del Ministero dell’Ambiente e soprattutto della Regione Piemonte. Da sottolineare come l’inclusione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per le opere di Torino 2006, prevista dalla legge nazionale sulle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, sia merito di una proposta avanzata dalla Provincia di Torino nella persona della prof. Mercedes Bresso, all’epoca Presidente della Provincia e in seguito eletta Presidente della Regione Piemonte. È stata lei, infatti, a portare avanti l’istanza durante la discussione della legge 285/2000 “Interventi per i Giochi olimpici invernali «Torino 2006»“, prima ancora dell’approvazione della direttiva comunitaria avvenuta solo nel 2001. Tornando ai trampolini di Pragelato, le modifiche progettuali apportate in seguito alla Valutazione di Impatto Ambientale sono molto più rispettose della morfologia del territorio. Inoltre, la movimentazione di terra prevista pari a 170.000 m3 è stata ridotta a soli 10.000 m3, e il materiale riutilizzato per la sistemazione delle vicine piste da sci del Sestriere.

  • Dopo la conclusione dei Giochi di Torino 2006 ci sono stati contatti con il CIO e/o con il CONI per discutere dell’eredità lasciata dai Giochi per quanto riguarda il movimento olimpico? Per curiosità, siete stati contattati dagli organizzatori di Milano-Cortina 2026 per uno scambio di idee su come raggiungere l’obiettivo della sostenibilità ambientale nei grandi eventi sportivi?

I Comitati Organizzatori sono strutture temporanee la cui esperienza si esaurisce alla fine delle Olimpiadi. I contatti con il CIO, e di conseguenza anche con il CONI, si sono di fatto interrotti a evento concluso. In merito a Milano-Cortina 2026 non ci sono stati contatti formali di coloro che hanno lavorato sul tema ambientale con gli organizzatori, ma qualche collaboratore di Torino 2006 ha contribuito al processo di candidatura delle due città.

L’impianto di Bob di Cesana (Foto Corriere.it)

Foto di copertina lastampa.it

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