Il fascino della Capoeira, lo sport nazionale del Brasile 

di Emanuele Di Casola

In Brasile il calcio è un’istituzione, ma la Capoeira è storia. E guai a chiamarla danza 

Negli scorsi articoli abbiamo parlato di alcuni sport caratteristici di alcune zone, come il Buzkashi in Asia centrale o il Kabaddi in India e Pakistan. Abbiamo anche analizzato la ginnastica ritmica e le sue peculiarità. 

Lo sport di cui parleremo oggi ha tratti caratteristici di questi due argomenti. È una lotta che sfrutta la musica e l’armonia dei movimenti, e allo stesso tempo ha una tradizione secolare. 

Rappresentazione antica di due lottatori. Fonte: Wikimedia Commons

Pensando alle parole Brasile e sport non può che venire in mente il calcio, portato in alto da campioni come Pelè, Ronaldo, Adriano, Kakà. Certamente, per i cittadini del paese sudamericano il calcio è, come in Italia, una vera e propria istituzione. Non è l’unico sport, tuttavia, ad essere riconosciuto sport nazionale e ad avere una storia legata intensamente al popolo brasiliano.

Dal 1972, infatti, in Brasile è sport nazionale anche la Capoeira.

La Capoeira è un tipo di lotta lasciata in eredità dal periodo di occupazione portoghese del Brasile. Molto comune in gruppi di schiavi, questo sport è stato per secoli parte integrante della cultura e del folklore brasiliano, fino al momento in cui, nel 1972, il governo brasiliano lo ha riconosciuto come sport nazionale

Come anticipato, la difficoltà ad associare la Capoeira a uno sport è legata ai movimenti estremamente spettacolari e scenici dei lottatori. La presenza della musica rende i movimenti della Capoeira molto simili a una coreografia. Le principali mosse acrobatiche sono più di sessanta e variano a seconda del Capoeirista e dei diversi stili.

Come narra la tradizione, la danza veniva usata dagli schiavi di origine africana per “mascherare” la natura violenta dello sport ed evitare così di indispettire i colonizzatori.

Gli stili della Capoeira

Una Roda a Porto Alegre, in Brasile – Fonte- Wikimedia Commons

È solo dagli anni 30 del ‘900 – con la creazione della “Luta Regional Bahiana” – che la Capoeira inizia ad essere classificata in diversi stili. La necessità era quella di distinguere il nuovo stile “Regional” –  creato da Mestre Bimba, uno dei Capoeiristi più famosi della storia, che aprì nel 1937 la propria accademia di Capoeira – dalla Capoeira tradizionale, poi definita “Angola” (Uno stile classico e molto più lento rispetto al “Regional”). Altri stili di Capoeira sono la Contemporanea, la Primitiva, e la Estilizada.

La “Roda” 

La tradizione vuole che la Capoeira si pratichi all’interno della cosiddetta “Roda”, un cerchio di persone – che può essere formato anche da centinaia di individui – che incita i due lottatori con cori, canti e strumenti. Tra questi, il più caratteristico è il “Berimbau”, uno strumento a corda molto simile per la forma ad un arco. Proprio il Berimbau ha un legame indissolubile con la disciplina, in quanto importato anch’esso in Brasile dagli schiavi dei colonizzatori, insieme agli strumenti a percussione tipici dell’Africa.

Una modalità che ricorda molto le “Battle” di Hip-Hop, sia per la partecipazione attiva del cerchio di persone con battiti di mani e canti, sia per la presenza costante della musica.  

Le regole del gioco

Le regole della Capoeira non sono ben definite. Molto spesso, i giocatori in gioco all’interno della Roda evitano il contatto fisico, limitandosi a dimostrare al difendente di poter portare a segno il proprio colpo. Le fasi di gioco sono scandite dal ritmo del Berimbau, e alcune melodie permettono il contatto fisico mentre altre sono di pausa e non permettono contatti tra i lottatori. La Capoeira è una lotta che predilige l’uso di ampi movimenti delle gambe – caratteristica legata dalla tradizione al fatto che gli schiavi avessero le mani legate –  anche se nelle versioni moderne si è sempre più diffuso l’utilizzo degli arti superiori. 

Nell’immagine principale due lottatori nello stato brasiliano del Pernambuco. Fonte: Wikimedia Commons

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