Insulti, offese, gestacci: quando il calcio offre il peggio di sé

di Gaetano Borrelli

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Raccolta di gestacci durante le partite di calcio: Mihajlovic e Mutu, Simeone e Zago, Völler e Rijkaard, Totti e Poulsen (foto sport.sky.com)

Caro Salvatore,

hai visto cosa è successo nella semifinale di Coppa Italia a Torino tra Juventus e Inter? Diciamo che se vi fossero stati dei bambini era meglio evitargli certi spettacoli. So che forse non hai visto la partita, peraltro poca roba, anzi robetta, e allora ti cito alcune amenità. Partiamo da Bonucci, in panchina, che a un certo punto rimprovera Conte perché, a suo avviso deve imparare a “rispettare” l’arbitro. Ovviamente l’altro gli risponde come ci aspettiamo da Conte ma il problema è un altro. Se non sbaglio Bonucci è famoso, come capitano della Juve, insieme ai suoi compagni nel famoso giochetto del circondare l’arbitro quando la sua decisione non è favorevole alla sua squadra. Questo frequente atteggiamento degli juventini fece dire a un arbitro internazionale durante Real Madrid – Juve che non si stava giocando a Torino, con conseguente invito a un indiavolato Buffon, che forse non stava rispettando l’arbitro, che protestava perché l’arbitro aveva convalidato un gol al novantesimo. In altre parole mi sembra che i comportamenti degli juventini non sembrano idonei a dare consigli pacifici a chicchessia, tantomeno a uno come Conte che trasuda astio perfino quando vince. Veniamo, infatti, al grande allenatore dell’Inter. Sarà un caso che dopo un po’ di tempo parecchi presidenti non vedono l’ora che se ne vada? Il nostro, in preda a deliri di onnipotenza critica la società, chiede in continuazione giocatori indispensabili anche se poi dopo un po’ di tempo li mette da parte e mai che si fosse sbagliato, come nel caso di Eriksen, ad esempio. Hai mai visto una sua conferenza stampa in caso di sconfitta? Mai un commento a favore del vincitore ma un continuo lamento e l’insistenza sul fatto che dovevano vincere assolutamente. Senza poi parlare del dito medio puntato dopo la partita verso il suo vecchio datore di lavoro, colpevole, a suo avviso, di averlo mandato via dalla Juve, credo. Insomma, sebbene io ami questo gioco, credo che personaggi come questi non gli fanno bene. Non vorrei Bonucci nella mia squadra e non vorrei Conte allenatore. Hai visto come sto diventando sportiva?

Ti abbraccio

Maria

Cara Maria,

ma che dici? Tu sportiva? Ma se fino alla fine hai giustificato la mano di Maradona contro l’Inghilterra? La verità è che tu parli di questi due o tre non perché sei sportiva e tollerante ma perché sono anni che vincono e quindi ti stanno sui coglioni. Detto questo concordo con te che quelli che hai citato non mi hanno mai dato il senso della sportività ma non capisco perché tu ti accanisca a non voler ammettere che la sportività, la signorilità, la lealtà che esiste in molti sport, anche di contatto puro come la boxe, non trova cittadinanza nel mondo del calcio in generale e di quello italiano in particolare. Non da adesso. Tanti anni fa in una semifinale di Coppa Italia un giocatore, per soccorrere un avversario caduto a terra come morto, buttò la palla fuori. I suoi degni compari non la restituirono, pareggiarono e andarono in finale. Non ho lo spazio per citarli tutti ma pochi nomi bastano a far capire chi sono costoro e le società che li difendono. Mutu in Fiorentina-Palermo che fa 40 metri con gli altri fermi per un giocatore stirato e Prandelli che dice che va bene. Totti che schiaffeggia Colonnese. De Rossi con un cazzotto a Icardi.  Walter Samuel con un calcio alla schiena di  Nedved e Gianluca Comotto che in un Torino-Ascoli del 2005 decise di rinfrescare Michele Fini.  Sputi tra Zago e Simeone in un derby. Rosario Lo Bello che raccontò: “Rijkaard mi sputò due volte addosso“. E poi le sceneggiate sempre presenti: sembrano morti e poi si rialzano e corrono. E poi le perdite di tempo e le simulazioni a centinaia nonostante le telecamere che ti sputtanano in tempo reale, ma si sa l’abitudine è dura a morire come la tua insana passione.

Ciao

Salvatore

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