I primi passi verso la sostenibilità nel biennio 1996-1997

di Chiara Aruffo

Nella prima puntata abbiamo esplorato gli eventi che hanno dato spinto il CIO ad interessarsi al tema della sostenibilità. Vediamo adesso i primi passi concreti compiuti nel biennio 1996-1997.

Il biennio 1994 e 1995 post-Lillehammer rappresenta un punto di svolta per la politica ambientale del CIO: viene firmato un accordo di cooperazione con l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e viene istituita la Commissione dello Sport e dell’Ambiente. Tale commissione ha il compito di implementare i cambiamenti auspicati, per i quali nessuna iniziativa concreta era stata ancora definita. I primi passi concreti avvengono nel biennio 1996-1997.

Libretto della cerimonia di apertura della Sessione CIO Atlanta 1996
(Foto: the Atalanta Committee for the Olympic Games, Atlanta)

La Sessione CIO del 1996 ad Atlanta vede la prima partecipazione della Commissione dello Sport e dell’Ambiente. L’istituzione di questa Commissione si fonda principalmente sulle strategie ambientali di Lillehammer 1994, e in effetti due membri del comitato organizzatore vengono chiamati a farne parte. Il vice presidente della commissione, Pal Schmitt, nel suo intervento durante la Sessione insiste sul fatto che “il CIO ha la grande opportunità e la grande responsabilità di farsi ascoltare dal mondo intero sulla questione ambientale”. Propone quindi nove iniziative concrete, come ad esempio: la costituzione di commissioni ambientali all’interno dei comitati olimpici nazionali, la creazione e la divulgazione di materiale educativo, l’organizzazione di seminari biennali, il coinvolgimento degli atleti e dei media. Pal Schmitt chiude poi il suo intervento chiedendo al CIO di istituire un “Green fund” a supporto delle iniziative proposte.

Nel 1997, la Sessione CIO di Lillehammer è l’occasione per la Commissione di presentare i primi risultati, in particolare sulle quattro tematiche principali di attività. L’organizzazione del “Clean-up day” che vede la partecipazione di 22 comitati nazionali; la creazione di un sito e di un magazine sulla questione ambientale nello sport; la cooperazione con la Global Association of International Sports Federations (GAISF) e con la World Olympians Association (WOA); la pianificazione di meeting a scadenza regolare e la partecipazione alla seconda Conferenza su Sport e Ambiente.

Il risvolto negativo però è che non viene fatta menzione del coinvolgimento degli atleti, ma soprattutto appare evidente che il CIO abbia rigettato una delle raccomandazioni più significative: includere la questione ambiente nella Carta Olimpica. Lo stesso Pal Schmitt interviene a difesa del CIO, dichiarando che gli obiettivi devono essere considerati a lungo termine e non come iniziative di breve durata”.

Nel prossimo episodio vedremo come si è arrivati alla definizione della prima strategia sostenibile del CIO: l’Agenda 21, approvata nel 1999.

Pál Schmitt al Parlamento Europeo nel 2011
(Foto – Flickr / European Union 2011 PE-EP / Pietro Naj-Oleari)

Bibliografia:

IOC (2005) Sustainable development of the Olympic Games. Olympic Review.

IOC (2014) Factsheet, the environment and sustainable development.

Langenbach, B. and Krieger, J. (2017) Emergence of the environment policy of the International Olympic Committee: A historical analysis. Journal of Qualitative Research in Sports Studies, 11, 1, 15-32.

Walker J. Ross & Becca Leopkey (2017) The adoption and evolution of environmental practices in the Olympic Games, Managing Sport and Leisure, 22:1, 1-18.

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