Fùtbol (ogni tanto anche noi parliamo di calcio)

Due libri sul calcio, uno buono e uno cattivo, come i poliziotti dei telefilm. Questa settimana cominciamo con quello “buono”.

di Gigi Marchitelli

Centravanti nel Confluencia con all’attivo più di trenta goal in campionato, la carriera calcistica gli viene stroncata da un incidente. Osvaldo Soriano diviene allora cronista sportivo e solo dopo, con “Triste, solitario y final”, del 1973, uno dei romanzieri più amati e acclamati dell’America latina.

Ma la passione per lo sport, e per il calcio in particolare, non l’ha mai lasciato – era tifoso, tra l’altro del San Lorenzo de Almagro, la stessa squadra di papa Francesco.
Con lo stesso slancio e lo stesso amore Soriano scrive di grandi campioni – uno tra tutti Diego Armando Maradona – e di oscuri portieri, di arbitri improbabili, di allenatori in pensione. Storie di calcio, di memoria, di personaggi indimenticabili, come il figlio di Butch Cassidy, l’arbitro William Brett Cassidy o il mister Peregrino Fernandez, ma “imperfetti” (come diceva lui stesso), che giocano partite senza fine, contro un avversario o contro la vita. Racconti di calcio che attraversano l’intera sua produzione letteraria e che raccontano in fondo la sua stessa travagliata vita.

Perché quello raccontato da Soriano è il calcio dei poveri e degli oppressi. Gli scenari più frequenti nei suoi racconti sono le pampas desolate, i bordelli e le bettole, campi da calcio improvvisati e sperduti villaggi. In Argentina il calcio venne introdotto dagli inglesi come attività per i ragazzi della buona società, ma ben presto mise radici nelle periferie e nei villaggi. E come il tango, il fútbol sa essere passionale e malinconico, può essere praticato in imponenti stadi così come in campi di terra battuta.

Per chi ama il calcio, quello sanguigno ma che risplende di spontanea poesia, la lettura di Fútbol è obbligatoria. Soprattutto in un periodo come il nostro in cui il calcio è luogo privilegiato della polemica, del litigio e delle faziosità. Come tutti gli sport di maggior seguito anche il football si è trasformato in spettacolo multimilionario tradendo quell’autenticità che Soriano riesce a raccontare così lucidamente.

Il suo allenatore nel 1961, Orlando detto “el Sucio“, parlava così a Soriano: «Lei aveva del talento in area. È un peccato che sia finito così a scrivere stupidate…», invece che al Boca Juniors, al Barcellona o alla Juventus. Ma a noi queste stupidate non dispiacciono affatto (e, per fortuna, Soriano non ha mai giocato nella Juventus…).

Osvaldo Soriano, Fùtbol, storie di calcio. A cura di Paolo Collo, traduzioni di Glauco Felici e Angelo Morino, 2014, pp. XII-206, € 12, Edizioni Einaudi, Torino.

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