Eddie, l’aquila di de Coubertin

Un vero olimpionico non è fatto solo di talento naturale. È uno che non si arrende mai. A nessun costo… sapendo che fare il proprio meglio è l’unica scelta, persino quando si risolve in un fallimento”. Eddie the Eagle

Facciamo un po’ di chiarezza. “L’importante non è vincere, ma partecipare” non l’ha detto Pierre de Coubertin, l’inventore delle Olimpiadi moderne, per primo. Ma lo ha detto, durante un banchetto in conclusione dei Giochi di Londra, il 24 luglio 1908, citando l’omelia di un vescovo americano, Ethelbert Talbot, il quale a sua volta citava San Paolo o qualche filosofo antico o non importa chi, perché comunque de Coubertin pronunciò quella frase e, in pratica, la fece diventare il motto delle Olimpiadi.
I sostenitori di “la vittoria va perseguita ad ogni costo”, dal fatto che non è stato lui a dirlo per primo, deducono che egli in realtà voleva dire tutt’altro. Ma mi sembra veramente un argomento specioso e contrario a tutto quanto esprime il movimento olimpico.
Pensateci: per migliaia di atleti le Olimpiadi sono un sogno, anche se la speranza di vincere è di pochi. Essere lì significa comunque essere tra i migliori al mondo, essere capaci di esprimere le proprie potenzialità al massimo livello.

Il film di questa settimana è la storia vera, per quanto incredibile, di uno di loro, anche se non proprio un grande campione: l’inglese Eddie Edwards. Il sogno di Eddie, fin da ragazzino, era quello di partecipare alle Olimpiadi. Ma ci sono alcuni problemi, a partire da un fisico non particolarmente atletico, diversi tentativi falliti di avviare un’attività sportiva e infine la fiera opposizione del padre. Nulla, di fronte alla granitica volontà del ragazzo.

Parliamo di Eddie the Eagle – Il coraggio della Follia, diretto da Dexter Fletcher, scritto da Simon Kelton e Sean Macaulay, uscito nelle sale cinematografiche nel 2016.

Il racconto parte dal 1973: a soli 10 anni Eddie  (interpretato da adulto da Taron Egerton) sogna di diventare atleta olimpico ma fallisce in ogni sport e, se la madre lo incoraggia, il padre fa l’esatto opposto. Durante l’adolescenza sposta il suo obiettivo sui Giochi Invernali ma i britannici lo rifiutano per il suo stile rozzo. L’unica sua possibilità è il salto visto che da 60 anni il Regno Unito non vi partecipa. Senza un soldo in tasca, viene aiutato da Petra (Iris Berben), la donna che gestisce il bar del centro sportivo. Eddie non si scoraggia e si allena da solo con la sua attrezzatura da sci alpino: dopo aver completato con successo il suo primo salto dal trampolino da 15 metri, decide di provare subito il salto dal trampolino da 40 metri, ma senza successo e facendosi molto male. A questo punto incontra Bronson Peary (Hugh Jackman), ex promessa statunitense della disciplina, che lo invita a desistere ma finirà per assecondare la sua “follia”.

Tra Eddie e Bronson si instaurerà un grande rapporto di amicizia e di rispetto, quello tipico tra l’allievo e il suo maestro. Eddie cercherà di superare la sfida impossibile, Bronson ritroverà se stesso ripercorrendo un percorso che anni prima lo aveva portato al successo. Ma questa parte della storia è totalmente inventata, Eddie fu seguito da alcuni saltatori americani (John Viscome e Chuck Berghorn) nel corso della sua preparazione, che avvenne a Lake Placid, negli Stati Uniti e che egli si finanziò totalmente facendo i lavori più vari: addetto alle pulizie, intonacatore, muratore e, naturalmente, spalando neve. È il duro lavoro, non l’amicizia strappalacrime, la vera chiave del “successo” di Eddie.
A parte questa concessione ai gusti del pubblico, il film di Dexter Fletcher non esce fuori dagli schemi della biografia convenzionale ma sa essere divertente; il protagonista è un uomo che ciecamente crede in qualcosa pur essendo a conoscenza delle proprie debolezze, non si lascia buttare giù dall’opinione degli altri atleti o dai 90 metri del trampolino, continua testardo per la sua strada e in questo modo diventa una leggenda. 
Tutto remava contro il suo sogno. La Gran Bretagna non aveva mai avuto un rappresentante al salto con gli sci ad una Olimpiade invernale. Eddie non aveva mai tentato un salto con gli sci prima. Era più pesante rispetto alla maggior parte dei saltatori con gli sci, i quali iniziano tutti in età molto precoce. Inoltre non aveva alcun finanziamento, pochissima formazione e la sua terribile vista lo costringeva a tentare i salti indossando gli occhiali, cosa assai pericolosa. Eppure, il suo spirito infaticabile prevalse. Prendendo delle attrezzature in prestito, Eddie è stato l’unico concorrente britannico ai Campionati del Mondo 1987, dove gli serviva arrivare almeno nei primi 55 per qualificarsi alle Olimpiadi Invernali di Calgary del 1988, in Canada.

Ed è a Calgary che Eddie è veramente decollato, in senso letterale e figurato. Anche se è arrivato ultimo in entrambe le categorie – il salto nei 70 e nei 90 metri – è diventato un beniamino dei media (è stato subito soprannominato The Eagle dai tabloid) e una sorta di eroe popolare, famoso per il suo stile poco ortodosso, per il suo aspetto e per la volontà di competere. Oggi gli standard richiesti per qualificarsi per il salto con gli sci sono molto più esigenti, è molto più difficile per un atleta, diciamo, del Madagascar, fare quello che fece Eddie. Lo stesso Eddie non si qualificò mai più (nel 2010, alle Olimpiadi di Vancouver, fu però scelto come tedoforo).
Ci vuole infatti una certa incoscienza per buttarsi giù con gli sci da un trampolino. Più che mai se hai sperimentato solo quello da 40 metri, non hai un grande stile, e nel passaggio ai 70 metri tutti quelli che hai intorno ti dicono “non lo fare, ti romperai l’osso del collo”. E se decidi poi di provare anche il trampolino dei 90 metri. Eddie Edwards il coraggio lo aveva e passò alla storia come il primo saltatore inglese a partecipare alle Olimpiadi.

Eddie The Eagle testimonia la fede incrollabile che Edwards possedeva: “è un eroe – sottolinea Dexter Fletcher – Eddie ha letteralmente rischiato la vita con ogni salto, aveva un enorme coraggio e la parola No non rientrava nel suo vocabolario”. Il film termina con la famosa citazione di Pierre de Coubertin di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo: “La cosa più importante nei Giochi Olimpici non è vincere, ma partecipare; la cosa essenziale nella vita non è la conquista, ma combattere bene”. Eddie Edwards può non aver vinto una medaglia olimpica, ma il suo esempio è ancora oggi un’ispirazione per tutti.

Eddie the Eagle – Il coraggio della follia di Dexter Fletcher
Nazione: Gran Bretagna, USA, Germania
Anno: 2016
Genere: biografico, sportivo
Durata: 106′
Distribuito in Italia sulle piattaforme Rakuten.tv, TimVision, ChiliiTunes, GooglePlay e PrimeVideo.

Questo film dimostra che non importa quanto grande sia un problema. Se si ha cuore, determinazione e tenacia, tutto è possibile”.
Dexter Fletcher

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