All’Italia lo sport piace poco, anzi pochissimo

di Nando Aruffo

Soltanto 159 progetti di sostegno all’attività sportiva hanno ottenuto finanziamenti per sviluppare la propria attività.

“Sport e Salute” aveva promosso due interessanti iniziative in tutta Italia per sostenere lo sport di base. A conti fatti, guardando i finanziamenti assegnati, sono state poche le società dilettantistiche sportive che hanno colto l’opportunità.

Sotto il titolo “Sport di tutti”, il bando rivolto alle società si divideva in due tronconi: Inclusione e Quartieri.

Per Inclusione i progetti che sono stati ritenuti meritevoli di finanziamenti sono stati 137; per Quartieri soltanto 22. Possibile che in tutta Italia ci siano stati soltanto 22 proposte ritenute valide? Possibile che abbiano risposto soltanto 11 regioni su 20? Possibile che Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta abbiano ignorato il bando o non siano riuscite a esprimere progetti validi? La domanda è pleonastica: è avvenuto proprio così. Dalla Lombardia che si vanta di essere la regione locomotiva dell’economia italiana al Molise che esiste soltanto quando un’atleta vince una medaglia ai Giochi Olimpici: Maria Centracchio, judoka, ai Giochi Olimpici di Tokyo. (Tra parentesi: da leggere “Cadi sette volte, rialzati otto” il libro su di lei che ha scritto Nino Morici, pure lui molisano).

Già: l’Italia è allergica allo sport. Secondo i dati forniti dall’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) al 31 dicembre 2020 la popolazione in Italia conta 59.236.213 residenti. Siamo il terzo paese dell’Unione europea per popolazione (dopo Germania e Francia) ed evidentemente siamo un popolo sedentario, lo sport preferito è quello davanti alla tivù oppure ascoltato alla radio quando siamo in macchina.

Eppure l’occasione era ghiotta per ammodernare gli impianti esistenti; realizzarne dei nuovi; offrire posti di lavoro o comunque di collaborazione; concedere possibilità a chi di possibilità ne ha pochi. Dobbiamo dedurne che sia ancora lunga la strada da percorrere per capire che lo sport non sia una perdita ma un utilizzo proficuo del tempo per stare bene mentalmente e fisicamente. Quando una persona sta bene, è un bene per lui e per la comunità che gli sta attorno.

“Sport di tutti: Inclusione” mirava a finanziare i progetti proposti dalle associazioni e società sportive che svolgono attività di carattere sociale sul territorio e utilizzano lo sport come strumento di prevenzione, recupero e inclusione sociale.

I primi progetti sportivi e sociali finanziabili sono 137 di cui 42 al Nord, 32 al Centro, 53 al Sud e 10 nelle Isole.

“Sport di tutti: Quartieri” promuove e sostiene la creazione di presidi sportivi e educativi in periferie e quartieri disagiati, realizzati e gestiti da associazioni e società sportive che fungano da centri aggregativi aperti tutto l’anno, destinati alla comunità e a tutte le fasce d’età.

I primi presidi sportivi-sociali ed educativi finanziabili sono 22 di cui 3 al Nord, 5 al Centro, 9 al Sud e 5 nelle Isole.

La tabella che pubblichiamo – gentilmente concessa dall’ufficio Comunicazione sociale e Marketing territoriale di Sport e Salute – è emblematica.

Sport e salute S.p.A. è l’azienda pubblica che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia. Il suo azionista unico è il Ministero dell’economia e delle finanze e le sono state assegnate una grande parte di strutture, competenze e personale di “CONI Servizi” in base alla legge nr 145 del 30 dicembre 2018.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.