Alle radici (distopiche) di un nuovo sport

– E non ha nessuna idea di dove possa essersi cacciato? – Nessuna. Forse lo sa meglio di me suo fratello… Era un tipo strano, pericolosamente imprevedibile… Ha lavorato e vissuto qui con Jill per quasi due anni e non mi è mai riuscito di scoprire cosa avesse in testa… Cose orribili, credo: tempeste… A volte era estremamente violento, a volte aveva paura… paura di tutto. Del buio, di una camera oscura, di una piramide volante… – Di cosa?!? – Ha capito benissimo, di una piramide volante…” (Enki Bilad, Freddo Equatore)

di Gigi Marchitelli

La cosa è andata così: alla fine de La regina degli scacchi (serie) ho letto una dedica, “in memoria di Iepe Rubingh, 1974-2020“. E chi sarà? Un grande scacchista no, l’avrei già sentito nominare. Un amico del regista? Vado a cercare su Wikipedia (che non è l’oracolo, ma in queste cose serve, eccome se serve) e scopro che si tratta di un artista olandese, ideatore del Chess boxing (o scacchipugilato), ispirandosi alla graphic novel Freddo Equatore di Enki Bilal.
Il passo successivo, ovviamente, è stato scoprire che Freddo equatore è il terzo volume di una trilogia, Nikopol, scritta e disegnata nel corso di tredici anni (1980-1992). Trilogia il cui primo volume, La fiera degli immortali, ha ispirato Ridley Scott per le atmosfere di Blade Runner. E a questo punto non potevo fare a meno di leggere l’intera trilogia, entrare nel mondo distopico di Enki Bilal e capire qualcosa di più di questo nuovo sport che unisce scacchi e pugilato.
Mi rendo conto che raccontare una graphic novel è molto difficile: è qualcosa che va visto, prima di tutto. Ecco allora qualche tavola.

Poi qualche parola sull’autore.  Enki Bilal è nato in Yugoslavia nel 1951. La sua infanzia a Belgrado, sotto Tito, sarà determinante per la tonalità grafica e i temi geopolitici. Quando ha nove anni la sua famiglia si trasferisce a Parigi dove vive, studia (alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti) e lavora non solo come fumettista, ma anche come regista.
La trilogia Nikopol tratta, non senza humour, l’assurdità dell’ossessione di potere dell’uomo e delle divinità che si è creato.  La grandezza dell’opera del fumettista francese sta nell’aver dimostrato come l’uomo commette, storicamente, sempre gli stessi errori e che i problemi e le ingiustizie sociali si ripetono, vengono tramandate di generazione in generazione e si manifestano in forme diverse a seconda del contesto storico.

Nikopol è l’alter ego di Enki Bilal fin dal nome: dentro c’è la parola nike (dea greca della vittoria) che altro non è se non l’anagramma di Enki. Precipita dallo spazio, Nikopol, dov’era stato imprigionato e ibernato per diserzione trent’anni prima della caduta della sua navicella nella Parigi del 2023. Ad accoglierlo una folla di pitocchi urlanti che vive nel quartiere dov’è confinata la maggior parte della popolazione povera. Il resto, ovvero i ricchi, l’esercito e il potere fascista dittatoriale esercitato da Jean-Ferdinand Choublanc occupano il centro. A sottrarlo alla polizia e a salvarlo – si fa per dire – un dio con la testa di falco: Horus. Che non se la intende troppo con il suo «olimpo» di dei egizi (Toth, Anubis, Bast), che giocano al Monopoli dentro una piramide levitante nel cielo di Parigi e tengono sotto ricatto la città

Anche Horus è un disertore e cerca un corpo umano dove nascondersi e costruire la sua vendetta: quale meglio di quello di Nikopol, fresco di scongelamento? Detto fatto! Horus entra dentro Nikopol e da questo momento guiderà il suo corpo e la sua mente (ma non del tutto). Horus-Nikopol diventerà l’avversario del dittatore Choublanc e conquisterà il potere, rendendo Parigi un po’ più libera. Ma non è un lieto fine, perché Nikopol perderà la sua mente e anche il suo corpo (ma non del tutto). Per ritrovarlo, forse, dovrà migrare (ma è ancora lui? Eh già, le cose si sono complicate, adesso è riapparso Niko, figlio segreto di Nikopol, uguale sputato al papà) sempre in compagnia di Horus tra Londra, Berlino e l’Africa e dovrà attraversare gli altri due volumi di questa saga. 

La storia de La donna trappola ha un carattere molto diverso da La fiera degli immortali. La donna in questione è Jill, una reporter londinese distrutta dalla morte del suo fidanzato, di cui si sente responsabile. Da qui iniziano una serie di incontri, più o meno casuali, con diversi uomini, che finiscono tutti per morire o essere uccisi dalla stessa Jill, ormai diventata dipendente da delle pillole molto particolari, in grado di far dimenticare la realtà ed i sentimenti a chi le ingerisce. Sempre più lontana dalla realtà, Jill incontra Nikopol padre, che sta lentamente riacquistando la sanità mentale. Anche Jill ha bisogno di ricominciare la sua vita, di dimenticare l’amore perduto, di trovare un nuovo amore in grado di risollevare il suo spirito. La risposta è sempre Alcide Nikopol.

Nel  terzo ed ultimo capitolo della trilogia, Freddo equatore, finalmente il personaggio di Nikopol figlio (che per comodità chiamerò Niko da ora in poi) acquista importanza e parte alla ricerca del padre, sparito nel nulla con l’arrivo della piramide volante, abbandonando la donna con un figlio in grembo. Niko è in fuga da Parigi, dove il suo governo è crollato, ed è stato accusato di aver ucciso a sangue freddo il dittatore (quando, in realtà, aveva agito per legittima difesa). Ottenute delle informazioni, Niko prende un treno per Equator City, dove incontra la bella Yelena, della quale si innamora perdutamente. Qui, isolato in quarantena, ritrova le tracce di Jill che, in una clinica, ha dato alla luce uno strano bambino. Riconosce anche il padre, che si nasconde sotto lo pseudonimo di Loopkin nelle vesti di un campione di Chess boxing. In una versione che prevede un incontro di boxe seguito da una partita a scacchi.

Dopo avervi raccontato sinteticamente la storia – che peraltro va vista e letta – lascio a voi il finale. Il senso della vicenda è che la paura di ricordare gli orrori vissuti, la paura di ricordare cosa l’essere umano è in grado di fare, ma anche la paura di ricordare il dolore causato da un amore perduto, spinge gli uomini a dimenticare, a scappare dalla realtà. Ma le pillole di Jill, che cancellano la memoria, come solo un dio, magari Horus, può fare, non fanno altro che danneggiare l’umanità stessa. Perchè se dimentichiamo i nostri demoni, se ci allontaniamo dai nostri ricordi più neri, siamo costretti a dimenticare anche le gioie, l’amore e tutto ciò che è in grado di cancellare davvero la paura e che ci permette di continuare a lottare.

Nikopol è un’opera davvero visionaria e profetica. Se facessimo un gioco con le date potremmo compilare un calendario di prestiti, citazioni, anticipazioni di quello che gli girava intorno tra i Sessanta i Settanta, gli Ottanta, i Novanta… Dal fumetto (e allora il gruppo di Métal Hurlant, Moebius in testa, anche lui con le sue creature dalle teste di cane o di rapace) al cinema (viene prima Bilal o Ridley Scott di Blade Runner? E le piramidi volanti di Stargate, appaiono prima o dopo La fiera degli Immortali?).  E ancora: le donne usate soltanto come fattrici di figli – sempre nella Fiera degli Immortali – hanno partorito prima o dopo le Ancelle di The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood? Dalla letteratura (Nikopol/Niko cita a profusione i versi «maledetti» di Baudelaire). E naturalmente c’è un gioco di rimandi all’arte e alla pittura (Francis Bacon sopra ogni altro, Edvard Munch, …).

Non stupisce quindi che qualcuno si sia ispirato all’opera di Bilal per creare anche uno sport. Nel 2003 Iepe Rubingh prende spunto dalla graphic novel e organizza il primo incontro ufficiale di scacchipugilato nella città di Amsterdam. L’olandese, che combatte con il soprannome di Iepe the Joker, ritiene che la regola di disputare un incontro di pugilato seguito da una partita a scacchi, esposta da Bilal, sia poco pratica, e così decide di alternare scacchi e pugilato nell’arco di undici round di tre minuti ciascuno, iniziando sempre dagli scacchi.
Dopo l’esperimento di Rubigh il Chess boxing prende piede e diventa uno sport con tanto di federazione, la World Chess Boxing Organisation (WCBO). Nel 2005 il bulgaro Tihomir Atanassov Dovramadjiev batte il tedesco Andreas ‘D’Schneider e diventa il primo campione europeo della disciplina.
Nel 2008 il sito ufficiale della Federazione Mondiale degli Scacchi (FIDE) pubblica un video nel quale il suo presidente, Kirsan Ilyumzhinov, disputa un incontro amichevole di scacchipugilato.
L’Italia vanta due atleti di valore internazionale, entrambi nei pesi massimi: Gianluca Sirci, biologo, attuale campione europeo e Sergio Leveque.

P.S. Cosa c’entra Rubingh con La regina degli scacchi ? È accreditato come “consulente di scacchi sul set” per la serie. Rubingh è morto pacificamente nel sonno, all’età di 45 anni. La causa della morte non è nota, tranne che non era COVID-19.

Enki Bilal al lavoro nel suo studio
Le copertine delle tre Novel che compongono la trilogia

Enki BilalLa trilogia Nikopol, Alessandro Editore, Brescia, 2018, pp. 184, € 29.99

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