Quale idea di Olimpiadi? (In memoria di Norbert Müller)

Ci stiamo allontanando dall’ideale concepito da Pierre de Coubertin, che alcuni addirittura tentano di far cadere nell’oblio” (Pierre Rostini, 1992)

di Gigi Marchitelli

Andate a controllare. Il barone Pierre de Coubertin, celebrato rinnovatore dell’antica tradizione olimpica nello spirito della pace tra i popoli e della sana educazione delle giovani generazioni, nonché fondatore delle Olimpiadi moderne e del Comitato Olimpico Internazionale, ha al suo attivo almeno 25 opere, di cui una decina dedicate agli argomenti di cui sopra (spirito olimpico, sport e educazione…). Quante reperibili in una libreria, magari in italiano? Nessuna. Sarà quindi giustificato l’allarme lanciato nel 1992 da Rostini, giornalista francese che è stato molto impegnato nella promozione dello sport universitario? E cosa recensisco io nei giorni olimpici se i princìpi stessi dello spirito olimpico non sono rappresentati in libreria?
Pierre de Coubertin si pone in una posizione innovativa per la sua epoca, sballottata tra aspirazioni nazionaliste, rivoluzionarie e industriali. Certo, egli vive tutte le contraddizioni del suo tempo, per esempio quando sostiene l’accesso allo sport per le classi lavoratrici come fattore di pace sociale durante gli anni ’20, negandola interamente alle donne. E tuttavia De Coubertin si inserisce nella storia sociale del XX secolo con un pensiero altamente ideale e al tempo stesso estremamente concreto, che ha avuto il merito di cambiare, e mi assumo la responsabilità di quel che dico, la storia dell’umanità. Con limiti che De Coubertin stesso riconosceva: “Bisognava creare soprattutto l’Olimpiade moderna; ora sarà necessario purificarla. Essa mette in moto troppe attività estranee allo sport” (1906).

Come si alza un po’ il livello del dibattito, cercando di andare oltre alle lacrime di Kamila Valieva o alle polemiche tra Arianna Fontana e Federghiaccio? Lo sport come competizione tra le nazioni (ognuno legge il medagliere a suo modo, esaltando i propri successi e invidiando quelli altrui) o come idea educativa e – in tempi di pandemia – utile a mantenere alto il livello della salute? Le Olimpiadi come festa per i giovani atleti o come palestra per sponsor e nazionalismi?


Norbert Müller tra i suoi libri e con le scarpette da atletica da lui realizzate.


Uno che su questi temi ci ragionava è mancato proprio in questi giorni, lo scorso mercoledì sera, 16 febbraio a 76 anni di età. Parlo del professor Norbert Müller, il “professore olimpico”, che inventò il termine “Educazione olimpica” per la sua tesi di dottorato, ma, sul lato pratico, sviluppò anche un modello di scarpa da atletica per Puma (erano Puma le scarpette con cui Jesse Owens vinse l’oro a Berlino nel 1936, per dire). Dal 1976 fino al suo pensionamento nel 2012 è stato docente universitario nel dipartimento sportivo dell’Università “Johannes Gutenberg” di Magonza, dove ha introdotto il corso sugli sport per disabili, fondatore del gruppo di ricerca in studi olimpici nella stessa università e Professore Senior presso l’Università di Kaiserslaute. All’inizio degli anni Novanta ha fatto parte di un gruppo scelto per lavorare alla storia del CIO in occasione del centenario della fondazione, pubblicata nel 1994 in tre volumi.Per questo lavoro, nel 1997, è stato insignito dell’Ordine Olimpico. Nello stesso anno, in qualità di Presidente del Comitato Internazionale Pierre de Coubertin, ha avviato la Rete Internazionale delle Scuole Coubertin ed ha anche contribuito a sviluppare il Master Olimpico, introdotto presso l’università sportiva tedesca di Colonia e ora riconosciuto dal CIO.

Pierre de Coubertin è stato al centro della sua ricerca, su di lui nel 2013 Müller ha pubblicato un saggio di 15.000 pagine. In francese, che parlava correntemente. È stato un pioniere, attivo in molteplici funzioni e incarichi, anche come rappresentante del Vaticano nei comitati sportivi del Consiglio d’Europa (nonché membro del Pontificio Consiglio per i Laici, dove ha lanciato l’idea di un ufficio Vaticano dedicato allo sport e alla pastorale dello sport).

Nato a Speyer (Spira, Renania-Palatinato), Norbert Müller ha trovato la sua strada negli sport olimpici attraverso la carriera di atleta nell’atletica leggera (nella specialità del salto in alto). All’età di 25 anni è diventato capo del protocollo del Villaggio Olimpico di Monaco nel 1972. Chi ricorda la tragedia di quelle Olimpiadi immaginerà che non sia stato un inizio facile. In 50 anni ha partecipato a tutti i Giochi Olimpici, tranne sei mesi fa a Tokyo. Ha dato un notevole contributo al movimento olimpico come ex presidente del Comitato Internazionale Pierre de Coubertin e come membro del Comitato Cultura e Patrimonio Olimpico nel CIO. Sempre presente, il suo campo di gioco prediletto era però il campus universitario, dove amava confrontarsi con i giovani e lavorare con loro. Tornare all’idea pedagogica e sociale dello sport era il suo obiettivo. Nello spirito olimpico credo sia importante ricordalo non solo in Germania.

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