Pentathlon moderno, equitazione sì o no?

di Chiara Aruffo

Il pentathlon moderno è ormai da un mese in subbuglio a causa della volontà dell’UIPM (Union Internationale de Pentathlon Moderne) di sostituire l’equitazione con un altro sport. La notizia non è stata bena accolta dagli atleti e da alcune federazioni, ma l’epilogo potrebbe essere deciso il 27 e 28 novembre durante il Congresso.

Sta succedendo un terremoto nel pentathlon moderno, uno degli sport più antichi nel panorama olimpico e probabilmente ideato da de Coubertin stesso. Tutto comincia a inizio novembre quando trapela la notizia che l’equitazione potrebbe essere esclusa dai 5 giochi che formano il pentathlon. Il pentathlon non è nuovo a cambiamenti, ad esempio la durata della competizione è stata ridotta a un giorno a partire da Atlanta 1996 e l’introduzione del laser run da Londra 2012, ma gli sport di base finora non erano mai stati messi in discussione.

L’equitazione sotto i riflettori

Nella storia recente, il pentathlon è stato più volte a rischio di venire escluso dal programma olimpico a causa, ad esempio, dell’alta complessità logistica che ne impediscono uno sviluppo a livello globale. Adesso ad essere sotto i riflettori è l’equitazione, complice anche quanto accaduto durante le Olimpiadi di Tokyo quando l’allenatrice tedesca Kim Raisner è stata addirittura da allontanata dopo aver colpito ripetutamente il cavallo Saint-Boy colpevole di non aver obbedito ad Annika Schleu, la quale ha di fatto perso l’occasione di andare a podio. Ritrovarsi a gareggiare con un cavallo sorteggiato 20 minuti prima del via, è sicuramente un fattore di rischio. L’UIPM aveva agito costituendo un Gruppo di Lavoro per l’Equitazione con l’obiettivo di analizzare il benessere dei cavalli nell’ambito del pentathlon moderno, le cui raccomandazioni avrebbero dovuto essere condivise prima del Congresso generale del’UIPM in programma il 27 e 28 novembre.

Annika Schleu Tokyo
La disperazione di Annika Schleu in sella a Saint-Boy durante i Giochi Olimpici di Tokyo (Foto Tatiana Zinkowicz – EPA/Keystone)

La rivolta degli atleti

Ma torniamo ad oggi. A inizio novembre iniziano a trapelare voci sulla possibile esclusione dell’equitazione dopo i Giochi di Parigi 2024 per salvare il pentathlon, in quanto il CIO avrebbe accettato soltanto una proposta di pentathlon senza equitazione per i giochi di Los Angeles 2028 (il cui programma verrà finalizzato a dicembre). Tale mozione trova un primo riscontro positivo da parte dell’Executive Board dell’UIPM, ma dall’altro lato scatena la protesta di più di 650 atleti che fondano Pentathlon United e chiedono a gran voce le dimissioni del presidente Schormann. Presidente Schormann che, ricordiamo, è in carica dal 1993 ed è in corsa per essere rieletto per l’ottavo mandato consecutivo. Gli atleti in particolare lamentano il fatto di non essere stati consultati, in quanto numerose indiscrezioni avevano fatto intendere che la partita fosse già stata decisa dall’UIPM e addirittura si dava già per certa la sostituzione dell’equitazione con il ciclismo. Una riunione online tra l’UIPM e gli atleti organizzata in seguito alle proteste non è servita a chiarire la situazione, anzi le frizioni sono aumentate. Gli atleti hanno riportato di non aver avuto la possibilità di intervento durante la telefonata e di aver dovuto inviare le domande prima della chiamata. È notizia del 22 novembre che Pentathlon United ha inviato una lettera alle Federazioni Nazionali, invitandole a votare contro la mozione per la sostituzione dell’equitazione ma anche contro la rielezione di Klaus Schormann.

Le perplessità delle Federazioni

Le Federazioni nazionali non sono rimaste a guardare e molte di esse hanno espresso in varie forme le proprie posizioni. La FIPM (Federazione Italiana Pentathlon Moderno) in un comunicato del 7 novembre (piuttosto vago) auspica “che la tradizione del nostro prestigioso sport venga mantenuta”, ne deduciamo dunque una contrarietà alla rimozione dell’equitazione (confermata poi in seguito tramite social media). Curioso il caso dell’Australia che dopo aver inizialmente supportato la decisione di rimuovere l’equitazione è tornata sui suoi passi in seguito alle proteste dei propri affiliati. Chi è deciso ad andare fino in fondo è la Danimarca che tramite gli avvocati ha fatto sapere all’UIPM che, qualora si proceda alla rimozione dell’equitazione, farà ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport). L’UIPM ha prontamente ribadito che in caso bisognerebbe passare prima per il tribunale arbitrale dell’UIPM, in quanto è possibile appellarsi al TAS solo dopo aver tentato una conciliazione interna. È evidente che a soli tre giorni dal via dei lavori per il Congresso, di tempo per trovare una soluzione condivisa ne sia rimasto ben poco.

Foto di copertina: Pixabay

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