Maxi-sconto alla Russia: il CAS dimezza la squalifica da quattro a due anni

di Chiara Aruffo

Il CAS (Corte Arbitrale dello Sport) ha emesso oggi il verdetto sul conflitto legale tra WADA (Agenzia Mondiale Anti-Doping) e RUSADA (Agenzia Russa Anti-Doping).

La decisione è arrivata nel pomeriggio di oggi 17 dicembre e segna la fine, almeno sulla carta, del conflitto tra la WADA e la RUSADA. Toccherà adesso al CIO e alle Federazioni Internazionali implementare la decisione.

Il CAS riconosce la non aderenza della RUSADA alle disposizioni in materia anti-doping della WADA, ma di fatto ammorbidisce le proposte della WADA per preservare le future generazioni di atleti russi. Si legge sul comunicato del CAS: “Questo pannello impone delle conseguenze che riflettono la natura e la serietà della non aderenza al Codice anti-doping e assicura che venga mantenuta l’integrità dello sport contro la piaga del doping. Le conseguenze decise da questo pannello non sono così severe come quelle auspicate dalla WADA. In ogni caso, ciò deve essere interpretato come una validazione del comportamento della RUSADA o delle autorità russe. È presa in considerazione la proporzionalità dei fatti e in particolare il bisogno di promuovere un cambio culturale e incoraggiare le generazioni future di atleti russi a partecipare in uno sport internazionale pulito”.

Il contingente degli atleti russi sfila sotto la bandiera olimpica alle Olimpiadi di Sochi 2014(Foto REUTERS/LUCY NICHOLSON)

Le sanzioni agli atleti e alle personalità governative

La Russia viene così squalificata per due anni e solo gli atleti russi che rispettano determinati criteri saranno ammessi come atleti neutrali alle Olimpiadi di Tokyo 2020, Pechino 2022 e Campionati del Mondo. Saranno esclusi gli atleti russi che hanno subito squalifiche per doping, misura meno restrittiva di quella imposta dalla WADA. La WADA, infatti, aveva proposto di ammettere solo gli atleti in grado di dimostrare la propria estraneità a qualsiasi tipo di circostanze incriminanti, tra i quali il rapporto McLaren che di fatto confermava le accuse di doping di stato da parte della Russia.

La bandiera della Russia non potrà essere utilizzata dagli atleti e dagli organizzatori all’interno degli impianti, ma lo stesso divieto non sarà esteso agli spettatori che sono dunque autorizzati ad esporla. Le uniformi degli atleti non dovranno mostrare la bandiera russa né qualsiasi altro tipo di stemma nazionale, ma potranno essere utilizzati i colori della bandiera. Sarà inoltre permesso esibire la scritta “Russia” a patto sia presente anche la scritta “atleta neutrale” in inglese e di grandezza non inferiore. L’inno nazionale russo non verrà suonato.

La Russia non potrà ospitare nessun grande evento sportivo nei prossimi due anni e quelli già in programma verranno riassegnati, a meno di impedimenti legali o qualora la logistica non lo permetta. Personalità governative, incluso il presidente Vladimir Putin, non potranno presenziare a Olimpiadi, Paralimpiadi e Mondiali, a meno che non siano invitati dal Primo Ministro o dal Capo di Stato del paese ospitante.  

Le sanzioni della RUSADA

La RUSADA ha due anni di tempo per mettersi in regola e ristabilire la propria aderenza alle regole del Codice Anti-doping. La RUSADA dovrà versare un contributo di 1.270.000 dollari alla WADA per coprire i costi delle analisi sostenute e continuare a collaborare per individuare le alterazioni delle provette dei laboratori di Mosca e fornire i dati reali. Un osservatore internazionale resterà nel Consiglio di Supervisione della RUSADA e il Direttore Generale dovrà inviare ogni tre mesi un rapporto per confermare l’indipendenza della RUSADA e la non interferenza della autorità russe.

Le sanzioni pecunarie, oltre a quelle specificate sopra, includono anche una multa del 10% delle entrate del 2019 o 100.000 dollari più 400.000 CHF (franchi svizzeri) per le spese legali da pagare alla WADA entro 90 giorni dalla decisione odierna. Inoltre, dovrà coprire l’80% del costo dell’arbitrato (il restante 20% verrà sostenuto dalla WADA).

Qui il link al documento del CAS.

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