Le scimmie e i razzisti, il calcio è una foresta

A Firenze, ennesimo episodio intollerabile: vittime Anguissa, Koulibaly e Osimhen. E’ finito il tempo delle giustificazioni, servono provvedimenti esemplari, Maria e Salvatore rilanciano la proposta di Maurizio De Giovanni: sconfitta alla squadra del razzista-tifoso che urla.

di Gaetano Borrelli

Osimhen, Anguissa e Koulibaly (Getty Images)

Caro Salvatore,

ma è possibile che qui non si riesca mai a parlare di calcio giocato e dei futuri gloriosi destini? Che, al contrario, si debba sempre ritornare su argomenti che non hanno niente a che vedere con il calcio? Visto che tu non segui, ti racconto brevemente i fatti. Alla fine della partita Fiorentina-Napoli, dico solo incidentalmente vinta dal Napoli 2 a 1, all’uscita dal campo un gruppo di persone ha urlato a Anguissa, KoulibalyOsimhen, i tre giocatori di colore del Napoli, “scimmie di merda” oltre ai soliti buuuuuu. Ora mi piace riportare per intero un post di un grande scrittore napoletano, Maurizio De Giovanni: “Scimmia. Lo hanno chiamato scimmia. Questo superuomo. Questo ragazzo intelligente e gentile, sorridente e profondo, solidale e amorevole. Scimmia. Questo campione assoluto. E poi di nuovo il Vesuvio che ci deve lavare col fuoco, il sapone e il colera. Di nuovo. Scimmia. Certe volte vincere sul campo dà veramente più gusto. Però non basta. Che altro vi serve, uomini da niente che gestite il calcio, per chiudere uno stadio, per dare una penalizzazione? Scimmia. Venite a dircelo in faccia, vigliacchi infami. Noi scimmie siamo pronti. Per favore: nessuno dica più che è meglio ignorarli. Non è più tempo per questo”. E a questo punto un mio breve commento è d’uopo, perché De Giovanni ha detto tutto.

Ti saluto Salvatò

Maria

Cara Maria,

mi piace il “solo incidentalmente”, perché anche quando dici cose sensate, il tuo animo di tifosa esce sempre fuori. So benissimo che questo inizio di campionato ti sta provocando ripetuti orgasmi anche se per la partita europea potremmo parlare di “coitus interruptus”. Liquidata la questione tifo, ti dico subito che non provo un amore sfegatato per i tifosi in generale, escluso che per te! Mi fa anche ridere la frequente giustificazione delle società di fronte a questi episodi: “Questi non sono tifosi”. E allora cosa sono? Sono tifosi beceri, ignoranti, stronzi, fascisti e razzisti, ma cambia solo l’appellativo e di fatto restano tifosi checché ne dica una società. Ora, come diceva Lenin: Che fare? Partiamo allora dal presupposto che questi sono tifosi, sgombriamo il campo dalle ipocrisie e chiediamoci ad esempio dove il tifoso può essere colpito. Certamente non dalla multa che paga la società, non dal DASPO che spesso viene eluso, non dal carcere che non è previsto per questi reati. C’è un solo modo: dare la partita persa a tavolino al primo accenno di razzismo. Sono d’accordo le società? Non credo, e allora dicessero loro come bisogna fare. Una buona alternativa sarebbe la legge del contrappasso. Al primo “Vesuvio lavali con il fuoco” fargli passare una nottata nudi dentro il cono. Noi non vogliamo la morte di nessuno, per carità, ma una nottata di strizza al culo, perché no? Ti abbraccio Marì e abbracciami tanto i tuoi tre campioni!

Salvatore

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