Gianni Bugno: nuove regole per un nuovo ciclismo

di Nando Aruffo

Intervista a Gianni Bugno, presidente della CPA “Cyclistes Professionnels Associés”, l’associazione dei ciclisti e delle cicliste professionisti. Dai corridori che non accettano i provvedimenti per la loro sicurezza alle squadre World Tour abbiamo approfondito una serie di temi molto interessanti.

Giro d’Italia 1990, in maglia rosa dalla prima all’ultima tappa (da rivistacontrasti.it)
  • Il 2021 ciclistico è già cominciato in Spagna e in Francia, mercoledì 3 marzo si aprirà anche la stagione italiana con il  Trofeo Laigueglia. Come pensi possa essere quest’anno ancora condizionato dal Covid?

Sarà un 2021 a tappe, non si può fare nessuna previsione, è un percorso in divenire. Ci si riunisce ogni due settimane con UCI, gruppi sportivi e organizzatore per vedere come evolve la situazione. Dipende dai Governi: le corse sono pronte ma come tutti dobbiamo attenerci alle leggi degli stati.

  • Siamo alle prime corse e si è innescata già la prima polemica: il comitato direttivo dell’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha emanato all’inizio di febbraio 14 norme per la sicurezza durante le corse. Alcuni corridori hanno contestato in particolare due divieti su posizioni pericolose in bicicletta: appoggiare gli avanbracci sul manubrio e assumere in discesa la posizione a uovo rannicchiati sul telaio. A costoro hanno risposto, tra gli altri, Philippe Gilbert e Matteo Trentin sostenendo che sono state inviate email a oltre 800 corridori e solo 16 hanno scaricato le informazioni e criticando i colleghi più giovani che non hanno tempo per partecipare alle riunioni, neanche in videoconferenza. Ovvero: i corridori non sono uniti tra loro.

Confermo e sottoscrivo. Sono a favore delle nuove regole. Non siamo in F1 o nella Moto GP dove si corre in circuito e ci sono le vie di fuga. Il ciclismo è uno sport bellissimo ma presenta rischi non piccoli. Le posizioni in discussione non sono sicure: il telaio non è fatto per sostenere il peso del corridore così come lo è correre in gruppo senza afferrare il manubrio con le mani. Basta una buca, uno sbandamento e fai volare tutti. Appoggiare gli avambracci sul manubrio è la cosa più sbagliata: capirei se fossi in fuga da solo ma non va bene neanche tirare il gruppo a 60 all’ora in quella posizione. Anche il lancio di borracce e carte rientra nel buon senso e nella buona educazione. Per questa mia posizione mi sono fatto tanti nemici all’interno della categoria ma non transigo: il mio punto di vista parte dalla sicurezza. Nel ciclismo non esiste la sicurezza al 100% ma avviciniamoci. Sono stato corridore anch’io e dico che noi corridori a volte da soli non ce la facciamo a capire le cose: devono imporcele e quindi ben vengano questi divieti. Poi mi accusano anche d’essere troppo morbido con gli organizzatori ma ai miei colleghi dico: senza organizzatori i corridori non correrebbero. Dobbiamo capire che siamo tutti sulla stessa barca e remare tutti nella stessa direzione. Ho portato la CPA ad essere ascoltata da tutti, penso d’aver fatto quello che fosse giusto fare. Sarò presidente ancora per un anno, non mi ripropongo, non ho mire da raggiungere, non ho conflitti d’interesse, non sto a chiedere nulla. Però finché sarò presidente, porterò avanti il principio della sicurezza. Non sono ben visto da una parte dei corridori ma io spero che un giorno capiranno che sto facendo qualcosa per il loro bene. Ringrazio la squadra che ha lavorato con me, Trentin e Gilbert hanno lavorato molto bene e li ringrazio, spero che continuino anche quando non sarò più il presidente. Abbiamo lottato contro il Covid insieme con le altre famiglie del ciclismo e qualcosa abbiamo ottenuto: nel 2020 le corse sono state disputate. Il momento continua a essere difficile, certamente ci sono cose che possono essere fatte meglio ma non distruggiamo tutto. I corridori ci sono anche grazie alla volontà delle squadre e degli organizzatori. Sicurezza. So che vorrebbero fare un referendum su queste norme: facciamo pure ma la mia posizione sulla pericolosità di queste posizioni non cambia.

  • Ci sono altri punti importanti per la sicurezza: troppe auto e moto in mezzo al gruppo.

E’ già stato stilato un regolamento nuovo. Nelle prime corse della stagione c’è stato qualche problema ma abbiamo subito aggiustato il tiro. Abbiamo creato questa nuova figura, l’Event Safety Manager. E’ Richard Chassot, organizzatore del Giro di Romandia e direttore generale dell’AIOCC (Associazione Internazionale degli Organizzatori delle Corse Ciclistiche). Per evitare conflitti di interesse, Chassot ha rassegnato le dimissioni dal suo ruolo nell’AIOCC. E’ uno svizzero bravo, intelligente, collabora con noi per rendere più sicuro questo sport. Rischi ce ne saranno sempre, non potremmo mai avere una sicurezza al 100%. Il ciclismo è disciplina bella, la bicicletta è bella ma va utilizzata bene.

  • Altra polemica: le squadre italiane Professional invitate al Giro d’Italia. Gianni Savio giustamente protesta per l’esclusione della sua squadra, però nessuno dice che è il criterio di selezione che penalizza il movimento italiano. O sbaglio?

Come presidente del CPA né posso né voglio sindacare. Mi dispiace che una squadra italiana rimanga a casa. Si dovrebbe cambiare il criterio di ammissione delle squadre. Per esempio, delle 20 squadre con licenza World Tour, se ne iscrivono di diritto soltanto 10/12; i posti rimanenti alle altre squadre, Professional e Continental comprese, a patto che portino corridori di qualità. Esempio concreto: tu squadra World Tour vieni al Giro se presenti corridori validi, altrimenti te ne stai a casa. Purtroppo il regolamento oggi è questo e va rispettato. Vanno trovate però nuove formule e nuove idee. Bisognerebbe tornare a un ciclismo meritocratico.

  • L’ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) non può nulla? In fin dei conti si tratta pur sempre di posti di lavoro: attorno ai corridori ruota un cospicuo numero di personale.

Non può nulla, perché queste sono norme internazionali. Può ringraziare, perché al Giro ci sarà una squadra italiana in più. Io avevo chiesto di ritornare a 200 partenti, da 176 siamo risaliti a 184, mi sembra già importante. Quest’anno dovremo continuare a pensare settimana dopo settimana. Purtroppo.

  • Elezioni FCI: che cosa chiede al nuovo presidente Cordiano Dagnoni?

Chiedo che si continui a lavorare su quanto fatto da Renato Di Rocco: c’è da recuperare del tempo perso ma lui ha fatto cose ottime su cui insistere. Gli dico grazie: al ciclismo mancherà una persona importante, per me è stato un punto di riferimento per 40 anni. Al nuovo presidente Dagnoni chiedo di non cancellare quanto è stato fatto e, se ritiene ci siano punti negativi, apporti soluzioni, non si limiti a criticare.

  • Questo 2021 sarà anche l’anno dei Giochi Olimpici di Tokyo, un avvenimento importante in più. Sei d’accordo sulla decisione di Vincenzo Nibali il quale ha detto che andrà al Tour per preparare l’appuntamento olimpico?

Sì, sono d’accordo con lui. Ha preso una decisione giusta. Lui si conosce bene: sa quali siano i suoi pregi e i suoi limiti, lo ammiro, perché parla poco e fa molti fatti.

  • Proviamo a fare chiarezza sul progetto di voi campioni del mondo per il movimento ciclistico italiano? Vi hanno fatto smentire cose che non avete mai detto.

L’idea c’è ma non è facile realizzarla. Ci siamo riuniti in occasione dell’anniversario dei 100 anni della nascita di Alfredo Martini e ho rivisto con piacere i miei colleghi e l’ex presidente Renato Di Rocco. Confermo che, più della squadra World Tour io penso ai giovani.

Buon lavoro a Gianni Bugno nell’ultimo anno del suo mandato. La sua proposta su un nuovo criterio d’inviti delle squadre alle corse (a cominciare dai grandi giri) è decisamente da attuare subito, dall’anno prossimo. Buona fortuna al ciclismo tutto, non solo italiano: ne ha bisogno.

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