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Au bout du suffle

All’ultimo respiro si decide il Sei Nazioni 2026. Un torneo emozionante, la migliore Italia di sempre che però delude proprio nell’ultima giornata.

di Gigi Marchitelli

Chissà cosa ne pensava Godard del rugby? Secondo Guillaume Marbeck, che lo ha interpretato nel recente “Nouvelle Vague”, cercava sui giornali più le notizie sportive che le recensioni cinematografiche e guardava in TV ogni partita di rugby. Quindi ci perdonerà facilmente il “furto” del suo titolo di punta, che peraltro si adatta perfettamente a questa ultima giornata del Sei nazioni 2026.
Ma andiamo per ordine.

Il primo atto del film si gira a Dublino, all’Aviva stadium. Irlanda-Scozia non è affatto un incontro banale o di contorno, entrambe le squadre possono vincere il torneo, entrambe le squadre possono vincere la “Triple Crown”, avendo battuto sia Galles che Inghilterra. Perciò l’Irlanda inizia con un assalto alla baionetta e, dopo appena 4 minuti, siamo già 7-0. La Scozia reagisce e, dopo altri 4 minuti, arriva il pareggio. I verdi non ci stanno e, dopo appena due minuti, segnano la seconda meta e si riportano in vantaggio. Senza un’attimo di respiro, dieci minuti dopo arriva la terza meta irlandese (senza conversione): 19-7, che resta il risultato del primo tempo. In ripresa gli scozzesi provano più volte a penetrare la difesa avversaria, riuscendoci infine al 54′. Ma la meta scozzese rianima i verdi che in meno di due minuti segnano in fluidità, mantenendo un ampio vantaggio e prendendosi il bonus offensivo: 24-14. I Blu non si scoraggiano – è stata veramente una bella partita – e ripartono segnando la terza meta, accorciando le distanze. Ma l’ansia scozzese di segnare la quarta meta, in modo di tenere l’Irlanda sotto pressione e di portare a casa il punto bonus, favorisce gli irlandesi, che segnano due mete e una punizione: finisce così 43-21, l’Irlanda porta a casa la Triple Crown ed è momentaneamente in testa alla classifica. La Scozia raccoglie solo un terzo posto e la gloria di aver battuto la scorsa settimana la corazzata francese.

Irlanda-Scozia highlights

Secondo atto, Cardiff, Galles. L’incontro è Galles-Italia, quello che più ci dovrebbe appassionare. L’Italia ha giocato un Sei nazioni memorabile battendo Scozia e Inghilterra, il Galles ha perso tutte le partite. Ma la proprietà transitiva non si applica al rugby. Conta il cuore e i draghi rossi, di fronte al loro pubblico, ne mettono molto. Conta l’orgoglio, e il whitewash i gallesi proprio non lo manderebbero giù. Per gli azzurri forse conta anche il risultato di Dublino: ormai il terzo posto nel torneo è irraggiungibile, manca la motivazione. L’Italia non gioca male, ma è come fosse in slow motion: spenta, poco reattiva, raramente si affaccia nei 22 metri gallesi. I rossi, invece, per una volte non ne sbagliano una. Il primo tempo è dei Gallesi, in mezz’ora segnano tre mete e il primo tempo finisce con un’impietoso 21-0. anche nella ripresa, la reazione italiana tarda e si arriva al 50′ con un perentorio 31-0 (c’è anche un drop al volo nel punteggio). Solo l’ingresso dei cambi – insieme ad un Tommaso Menoncello incontenibile – salvano gli azzurri: dal 50′ l’Italia ha tenuto un bel po’ di possesso, andando a segnare tre mete e arrivando ad un passo da marcarne altre due, a dimostrazione che si sarebbe potuto fare ben meglio. Questo ovviamente non cancella le belle cose fatte vedere nei turni precedenti, ma lascia un po’ di amaro in bocca soprattutto la mancanza di incisività nella prima parte di partita, forse dovuta anche alla stanchezza fisica alla fine del torneo o, come dicevo sopra, alla mancanza di motivazioni. Risultato finale: 31-17.

Galles-Italia highlights

Atto finale: Parigi. Le Crunch, “lo scontro decisivo”, secondo gli antichi riti del rugby, segnati dall’ancestrale rivalità tra Francia e Inghilterra, arriva quest’anno in tarda sera, come ultimo incontro del torneo. L’Inghilterra non ha brillato in questo Sei nazioni, pur arrivando da una serie consecutiva di dodici vittorie. È penultima in classifica, ma chi prevede una facile vittoria francese sbaglia completamente i conti. È stato un incontro combattutissimo, sorprendente, divertente. Segna per prima la Francia con Bielle-Biarrey (autore di quattro mete, non a caso l’abbiamo messo in copertina con la coppa). Ma la risposta inglese è immediata. Alla prima azione davvero “pulita” nei ventidue avversari, Fin Smith distribuisce con i tempi giusti e libera Tom Roebuck all’esterno: l’ala va in meta e accorcia sul 7-5. E così tutto il primo tempo: una sfida a viso aperto, botta e risposta tra le due squadre, fino a chiudere il primo tempo 24-27. Così il secondo tempo: dodici mete in totale (cinque francesi e sette inglesi) fanno grande lo spettacolo. I ribaltamenti di fronte sono continui, a un quarto d’ora dalla fine sono però avanti i francesi, 45-39. Ma l’Inghilterra non si arrende e segna un’ultima meta: 45-46. Sembra chiudersi così, ma “all’ultimo respiro”, proprio sull’80’, i Bleus (oggi piuttosto celestini) ottengono una punizione, battuta da Ramos all’82’: risultato finale 48-46 e trofeo del Sei nazioni alla Francia.

Francia-Inghilterra higlights

C’è tutto, il nostro film è ai titoli di coda. Vittoria e sconfitta, gioia e dolore, sogni e dura realtà. C’è anche l’amarezza dell’Italia che ha giocato uno splendido torneo, a volte perdendo ma sempre mettendoci il cuore, e lo rovina con un finale stanco. Ma noi questo finale non lo ricorderemo e aspetteremo al prossimo Sei nazioni un’Italia convinta della propria forza, del proprio bagaglio tecnico e della propria esperienza internazionale, capace di vincere o perdere qualsiasi partita, divertendoci.

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