Editoriali

Di Pretoro: il diritto alla sicurezza e al silenzio sulle nostre strade

Le strade extraurbane trasformate in circuiti di gara e le notti cittadine rese insonni da scarichi manomessi. La nuova denuncia di Gianfranco Di Pretoro richiama le istituzioni al dovere di tutelare la vita e la quiete pubblica.

di Cristian Salvatore Miglietta

Roma, 23 luglio 2026 – La strada dovrebbe essere quello spazio che permette ai cittadini di spostarsi in totale sicurezza. Purtroppo, per molti cittadini italiani, questo spazio si sta progressivamente trasformando in una fonte di costante pericolo. A sollevare la questione, con una lettera aperta indirizzata alle principali istituzioni e forze dell’ordine, è Gianfranco Di Pretoro. Già responsabile della Commissione Mobilità Sostenibile e Piste Ciclabili della Federazione Ciclistica Italiana nel Lazio, Di Pretoro è una figura attenta e coerente, da sempre in prima linea per difendere i diritti delle persone civili e la sicurezza, sia in ambito sportivo che urbano

I numeri di un rischio reale

Al centro della sua denuncia c’è l’atteggiamento di eccessiva tolleranza, un vero e proprio “laissez faire” italiano lo definisce Di Pretoro, nei confronti di quei motociclisti che scambiano le vie pubbliche per circuiti privati. Il problema si manifesta in tutta la sua gravità nei giorni festivi, quando le strade extraurbane vengono invase da gruppi di motociclisti che sfrecciano a velocità estreme, effettuando manovre azzardate e mettendo concretamente a rischio la vita delle altre persone.

I dati dell’ACI relativi agli incidenti stradali del 2024 confermano la drammaticità di questa situazione: le strade extraurbane sono in assoluto le più mortali in Italia, con ben 1.473 vittime, un numero nettamente superiore a quello registrato sulle strade urbane (1.301) e sulle autostrade (256). Di fronte a questa emergenza, Di Pretoro chiede alle autorità di intensificare i controlli sfruttando le tecnologie attuali, come gli autovelox e i dispositivi Trucam, applicando in maniera rigorosa l’articolo 201 del Codice della Strada, che consente di sanzionare le infrazioni gravi come gli eccessi di velocità e i sorpassi vietati senza la necessità di fermare immediatamente il veicolo.

Il rumore come violazione della quiete

C’è poi un secondo aspetto della denuncia, che impatta direttamente sulla salute e sulla qualità della vita: l’inquinamento acustico. Nelle città, il riposo notturno è spesso interrotto dal frastuono di motocicli a cui è stato rimosso illegalmente il dB-Killer, una pratica che denota una grave immaturità da parte dei conducenti. Nonostante le leggi in vigore stabiliscano limiti chiari (che variano dai 74-77 dB delle moto Euro 5 fino a un massimo di 100 dB per le cilindrate maggiori), le norme faticano a essere rispettate.

La lettera ricorda come all’estero la situazione sia gestita con molta più fermezza: in Olanda, in Svizzera e nel Tirolo austriaco, ad esempio, è vietato il transito ai motocicli con una rumorosità superiore ai 95 decibel o con scarichi modificati. Per colmare questo divario di civiltà, si suggerisce l’impiego diffuso di strumenti moderni di rilevazione, come i telelaser acustici e i sistemi Autorumox.

Garantire il rispetto dei limiti di velocità e di rumore non è un semplice esercizio burocratico, ma una questione di educazione civica fondamentale. La libertà di viaggiare su due ruote è un diritto innegabile, ma non deve mai prevaricare il diritto altrui alla sicurezza e alla serenità.

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