Pechino 2008, Vancouver 2010 e Londra 2012: la sostenibilità al centro della pianificazione delle Olimpiadi

di Chiara Aruffo

Nella scorsa puntata, abbiamo parlato delle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, Atene 2004 e Torino 2008, queste ultime considerate il primo vero successo in termini di sostenibilità ambientale. Oggi vediamo come le edizioni seguenti – Pechino 2008, Vancouver 2010 e Londra 2012 – abbiano continuato su questo percorso.

Pechino 2008: diritti umani e questione ambientale

Una delle prime cose che vengono in mente quando si pensa a Pechino è la coltre di smog che ricopre la città e le mascherine che tutti indossano da ben prima del Covid. La questione ambientale assume in questo caso ancora più importanza perché collegata alla salute stessa degli atleti. Nel 1993 la Cina si candida una prima volta ad ospitare le Olimpiadi e la sconfitta a favore di Sydney viene accolta da un malcontento generale. I due punti principali che hanno giocato contro la candidatura sono i diritti umani e la questione ambientale. Il Comitato Organizzatore di Pechino 2008 decide quindi di puntare molto sul miglioramento della situazione ambientale e sulla sensibilizzazione della cittadinanza. La maggior parte del budget viene investito in infrastrutture per realizzare un progetto di rinnovamento urbano. I materiali utilizzati per gli edifici olimpici rispettano gli standard ambientali e di risparmio energetico. Un grande sforzo viene fatto per aumentare la quantità e la qualità di acqua a disposizione della città. Inoltre, sia in città che nell’area circostante si mettono in atto opere di riforestazione, di miglioramento della qualità dell’aria e si costruisce un sistema fognario pubblico adeguato.

Lo stadio Olimpico di Pechino avvolto dallo smog durante la fase di costruzione ( Foto Ry Tweedie-Cullen, flickr/rytc).

Vancouver 2010: un futuro post-olimpico per le strutture

I Giochi Olimpici Invernali del 2010 vengono ospitati da Vancouver (Canada) che nel processo di candidatura promette di organizzare “le prime Olimpiadi sostenibili” non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale. I quattro punti riguardanti l’ambiente sono: riduzione del consumo energetico e dell’inquinamento, protezione della biodiversità, conservazione delle risorse naturali. Il risultato è certamente positivo. L’area del Villaggio Olimpico viene riconosciuta livello Platinum della certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) oltre che un modello di pianificazione urbana sostenibile. Addirittura, il sistema di riscaldamento è alimentato dal recupero di calore dalle acque di scarico. Il tetto del Richmond Olympic Oval, che ha ospitato le gare di pattinaggio di velocità, viene costruito utilizzando legno di alberi infestati da scarabei dei pini e già destinati all’abbattimento. Inoltre, le acque piovane vengono raccolte ed utilizzate per gli scarichi delle acque reflue. Il Comitato Organizzatore costituisce un’organizzazione no-profit per assicurare un futuro post-olimpico agli edifici, che vengono messi a disposizione della comunità locale.

La struttura del Richmond Olympic Oval (foto Hubert Kang/The Architectural Review).

Londra 2012: un nuovo standard internazionale per i grandi eventi

Le Olimpiadi di Londra 2012 vengono pianificate in collaborazione con il WWF e BioRegional all’insegna del motto “Towards a One Planet Olympics”. L’organizzazione si basa sul Piano di Sostenibilità per Londra 2012 che verte intorno a cinque temi: cambiamento climatico, riciclo, biodiversità, inclusione e vita sana. Alcuni di questi punti si sono poi effettivamente rivelati un successo: ad esempio in termini di inclusione, le Paralimpiadi di Londra sono state le prime ad arrivare agli occhi del grande pubblico. Dal punto di vista ambientale, in maniera simile a quanto accaduto a Sydney, le critiche arrivano proprio da WWF e BioRegional. I due enti sostengono che molto promesse sono state disattese, specialmente in materia di standard ecologici e obiettivi per le energie rinnovabili. A tali critiche David Stubbs, responsabile della Sostenibilità di Londra 2012, risponde “per usare un’analogia calcistica, non abbiamo vinto tutte le partite, ma abbiamo vinto il campionato”. Non dimentichiamo però il grande merito dei Giochi londinesi: la creazione di un nuovo standard internazionale per i grandi eventi, l’ISO 20121. L’obiettivo di tale standard è identificare e rimuovere l’impatto negativo di fattori sociali, economici ed ambientali nell’ambito dell’organizzazione di grandi eventi.

Il Queen Elizabeth Olympic Park nell’area est di Londra (foto QEOP).

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