Terry lo Zainetto: sport e solidarietà contro la violenza sulle donne
Non è solo un kit di emergenza, è una carezza. L’attrice Marianella Bergini e l’oro olimpico Paolo Bettini lanciano “Terry lo Zainetto”: beni di prima necessità per le donne che scappano dalla violenza. Perché la dignità sta anche in uno spazzolino pulito.
di Cristian Salvatore Miglietta
Livorno, 9 febbraio 2026 – Ci sono fughe che non prevedono valigie. Ci sono addii che si consumano in un battito di ciglia, spesso nel cuore della notte, quando la paura supera l’amore malato e l’unica opzione rimasta è chiudersi la porta alle spalle. In quegli istanti, mentre il mondo crolla, non c’è tempo per scegliere cosa portare. Si scappa e basta.
È in questo vuoto che si inserisce il progetto presentato oggi a Livorno. Si chiama “Terry lo Zainetto“, ma sarebbe riduttivo definirlo un oggetto. È un salvagente. È il primo mattone di una casa che non c’è più.
L’idea nasce da una ferita che si è fatta prima cicatrice e poi progetto. Marianella Bargilli, attrice che non ha mai avuto paura di mettere il cuore in scena, ha guardato indietro alla storia di sua madre, Maria Teresa detta Terry. Una donna che ha conosciuto il buio della violenza domestica e ha avuto la forza di cercare la luce, proteggendo sé stessa e le figlie. Terry è stata quello “zaino invisibile” che ha permesso a Marianella di camminare. Oggi, quello zaino diventa reale.
«Questo zainetto nasce dalla storia di mia madre – racconta Marianella Bargilli – Terry è stata per me l’immagine di un viaggio affrontato con forza, intelligenza e dignità. È stata il mio zaino invisibile. Con questo progetto ho voluto trasformare una ferita personale in un gesto concreto, capace di aiutare altre donne a non sentirsi sole quando decidono di salvarsi».
A portarlo sulle spalle, metaforicamente e non, c’è anche Paolo Bettini. L’oro olimpico, uno che di fatica e traguardi se ne intende, ha scelto di mettere la faccia e l’anima in Pedale Rosso, l’associazione che condivide con Bargilli. La presenza di Bettini ci ricorda che lo sport non è una bolla isolata, ma un amplificatore sociale potente. Se un campione del mondo si ferma per dire “non sei sola”, quel messaggio arriva dove le istituzioni a volte faticano a penetrare.
Ma cosa c’è dentro questo zaino? C’è l’essenziale, che in certi momenti diventa tutto. Biancheria intima, prodotti per l’igiene, bagnoschiuma, spazzolini. Sembrano banalità, ma per una donna che arriva in una casa rifugio o in una caserma senza nulla, potersi lavare e cambiare significa recuperare il primo frammento di dignità umana. È un messaggio potente: “Qualcuno ha pensato a te. Qualcuno sapeva che avresti avuto bisogno di questo”.
Il progetto è una sinfonia collettiva. C’è la mano artistica del Maestro Marco Lodola, che ha disegnato l’immagine dello zaino, c’è la calligrafia di mamma Terry che diventa logo, c’è il supporto concreto di Progetto Ambiente e la rete capillare di Federfarma Livorno. «Abbiamo riconosciuto fin da subito il valore profondo di “Terry lo Zainetto” – dichiara Graziano Girotto, Presidente di Progetto Ambiente – Per questo abbiamo scelto di sostenerlo in modo diretto, contribuendo all’acquisto di circa 400 zaini e mettendo a disposizione competenze, relazioni e un percorso formativo dedicato. È un progetto che dimostra come la collaborazione possa trasformarsi in impatto reale». Le farmacie diventano così avamposti di sicurezza, luoghi dove trovare non solo medicine, ma una via d’uscita segnalata da un QR code che dà tutte le informazioni necessarie.
Livorno è il punto di partenza, ma l’ambizione è nazionale. Perché la violenza non ha confini geografici. “Terry lo Zainetto” non è un gadget. È un viaggio verso la libertà. È la dimostrazione che dal dolore può nascere la cura. Marianella Bargilli e Paolo Bettini oggi non hanno vinto un premio o tagliato un traguardo sportivo: hanno passato una borraccia a chi stava per morire di sete. E questa, forse, è la vittoria più bella.
