EventiRugby

Maturità

Allo Stadio Olimpico il Sei Nazioni dell’Italia inizia con un successo ben costruito contro la Scozia. Dopo la vittoria contro l’Australia a novembre, un’altra prova di grande maturità.

di Gigi Marchitelli

Finalmente una squadra che sembra pronta per dare fastidio a chiunque in questo Sei Nazioni. Lamentavo, lo scorso anno, la tendenza dell’ItalRugby a “spegnersi” verso il sessantesimo, lasciando gli ultimi venti minuti della partita in mano agli avversari. Non è stato così contro l’Australia, a novembre, pure dopo aver subìto al 50° una mèta che decretava il vantaggio dei Wallabies. Già lì la nazionale italiana aveva saputo reagire e chiudere la partita a proprio vantaggio, con un gioco intelligente e a tutto campo. Nella mèta che dava la vittoria all’Italia, due minuti di apnea totale, c’è tutto lo spirito di una squadra rabbiosa ma lucida, che prende palla nella sua metà difensiva e per tre volte sfrutta tutta l’ampiezza del campo, da destra a sinistra, da sinistra a destra e poi infine di nuovo in fondo a sinistra, dando responsabilità tattiche decisive anche a giocatori di mischia, che fanno scelte sempre competenti. C’è la forza incontenibile di Menoncello, c’è il ritmo e la visione dello spazio di Varney, c’è l’intelligenza rugbystica di Garbisi, ci sono la versatilità e la consistenza di Zambonin e Zuliani, l’elettricità di Capuozzo, l’esplosività di Ioane. C’è una squadra, insomma, una squadra vera. 

Il manifesto del Sei Nazioni 2026

Sabato abbiamo rivisto quella squadra contro la Scozia, nella prima giornata del Sei Nazioni 2026. Gli azzurri, nonostante gli infortuni, partono alla grande e realizzano due mete nel primo quarto d’ora di gioco con Lynagh e Menoncello. Garbisi trasforma solo la seconda, ma si riscatta con la punizione del 15-7 che risponde alla meta scozzese di Dempsey. Nella ripresa altra meta ospite di Horne, ma il piede di Garbisi e la difesa commovente nel finale garantiscono la vittoria azzurra sotto una pioggia che, in teoria, favorisce gli avversari, più abituati alle inclemenze climatiche.
Eppure…
Abbiamo detto degli infortuni. Al terzo anno di gestione Quesada la squadra dovrebbe poter raccogliere i frutti definitivi di un intenso lavoro tecnico e programmatico, grazie al quale l’Italia ha compiuto un salto in avanti definitivo e arriva invece a questo torneo con una sequela durissima di infortuni, che ne sconvolgono in maniera profonda l’assetto tattico. Capuozzo, Allan, Todaro, Riccioni, Lucchesi, Negri, Vintcent, Page-Relo, Varney, sarebbero stati tutti, quasi certamente, nella lista gara dei 23 per la prima partita contro la Scozia. 

Che comunque ha dimostrato che l’Italia, anche in emergenza c’è. La Scozia era un osso duro, ma non il più duro. L’Italia ci ha prima sorpreso con la sua aggressività, poi con la sua difesa ordinata e la tenuta fino a fine gara. L’anno scorso la mina vagante del torneo era l’Inghilterra, di fronte ai campioni dell’Irlanda e alla super Francia. Quest’anno facciamo sia l’Italia?

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